Il manifesto saviglianese

Chi siamo

 

Dall’iniziativa di alcuni gruppi ambientalisti delle Langhe, del Roero e del Monferrato, del comune di Cassinetta di Lugagnano  (Mi), primo comune italiano ad avere un Piano Regolatore a crescita zero, del Movimento per la Decrescita Felice, è sorto a gennaio il movimento “Stop al consumo di territorio” che vuole essere un “movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”. Le ragioni di tale iniziativa sono così spiegate nel manifesto nazionale che ha lanciato il movimento: “Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.

Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.

Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.

Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.

Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.”

I sottoscritti firmatari del presente documento aderiscono a tale campagna nazionale poiché constatano  che anche nel nostro comune il consumo del territorio ha comportato,  negli ultimi 10-15 anni, la continua edificazione di nuove aree: l’intera zona tra corso Isoardi e il cimitero, l’area tra la statale e il Maira a Nord di Savigliano e quella compresa tra il Maira e la circonvallazione di Savigliano, al cui servizio è stato canalizzato un bel tratto cittadino del fiume, quella attorno a via Cuneo, la zona industriale sulla strada per Saluzzo, l’allargamento dell’area artigianale di Borgo Marene, il proliferare di capannoni presso il concentrico di Levaldigi, nonché i primi tratti lungo la strada per Genola; e che tale modello di sviluppo continua ad essere l’unico scenario per i progetti futuri dalle nuove aree urbane, quali la zona di via Suniglia la cui edificazione è ormai quasi terminata, la Vernetta 2, al parcheggio sotterraneo in piazza del Popolo, all’allargamento dell’area fieristica,  dalla nuova tangenziale metropolitana (!) al servizio di una nuova area commerciale, alla realizzazione di villaggi di villette a schiera nei pressi delle frazioni. Realizzazione e progetti che spesso sono destinati a rimanere vuoti dal momento che, secondo i dati dell’assessore regionale Sergio Conti, nella sola provincia di Cuneo circa il 40 % dei capannoni edificati risultano vuoti o inutilizzati: la loro costruzione non può che essere considerata il frutto di un sistema contraddittorio che va fermato. Un dato scandaloso, se consideriamo che coprire terreni fertili di materiali inerti concorre a riscaldare il pianeta e che proprio i terreni liberi da cemento saranno le vere fabbriche del futuro.

Usurpazioni di suolo che si accompagnano a un continuo impoverimento del paesaggio agricolo prostrato da una monocultura ormai quarantennale, dall’eliminazione dei filari d’alberi o dalla scomparsa delle “bealeare” in un ambiente ormai privo della presenza di molte forme di vita e in un paesaggio che dal Maira alle colline delle Langhe e dal Maira alle colline di Saluzzo, (purtroppo visibile in questi ultimi giorni d’inverno in un qualsiasi punto della campagna saviglianese a testimonianza della desertificazione del paesaggio agricolo che abbiamo compiuto), è ormai segnato solo più dai filari di capannoni che corrono lungo le arterie stradali e che si impongono di giorno con le loro gigantesche sagome e di notte con il loro spreco di luci che  segnalano la perenne presenza di questi pezzi di periferia metropolitana sparsi per la campagna.

Coscienti che tale tipo di sviluppo non possa essere più consentito  per le devastanti conseguenze sul territorio e per la stessa qualità della vita,  i sottoscritti ritengono che occorra riconoscere e far riconoscere anche a chi ci amministra la necessità di tenere in conto nel progettare l’uso del territorio del fatto che la terra è una risorsa non inesauribile, che il terreno agricolo, in quanto indispensabile per produrre l’alimentazione umana, è un bene che tutte le generazioni, sino a qualche decennio fa, hanno consegnato alle successive integro nelle sue capacità produttive e che la reintegrazione del paesaggio agricolo, parte essenziale della nostra identità culturale nelle sue ricchezze naturali e storiche,  debba essere considerata un obiettivo prioritario.

Coscienti che non si possa continuare ad insistere sull’equazione  “maggior consumo del territorio = maggior sviluppo”, si impegnano a adottare e a diffondere stili di vita personali e collettivi che non leghino la qualità della vita esclusivamente al consumo, che possano favorire nuove forme di uso dei  beni comuni del nostro territorio, come la terra e l’acqua, che sappiano conservarli per le generazioni future.

Infine, poiché ritengono che le scelte urbanistiche, ambientali, territoriali e paesaggistiche siano decisive nel progettare il nostro futuro e che, più che mai in questo momento, necessitino di scelte responsabili e capaci di ridisegnare i nostri modelli di riferimento richiedono che esse siano prese all’interno di un quadro in cui la partecipazione divenga un passaggio qualificante e al tempo stesso vincolante di ogni processo decisionale.

INDIETRO                                                                                                                                                                    

Vai a presentazione blog

Annunci

4 Risposte so far »

  1. 1

    Guido Chiesa said,

    Bel lavoro. Avanti così.

  2. 2

    Maria said,

    Sono completamente daccordo con voi. Anzi chiedo il vostro aiuto per impedire la realizzazione di un mega impianto fotovoltaico vicino a casa mia: 60 ettari di terreno agricolo strappato alla bonifica che dalla fine di maggio saranno luogo di realizzazione di un impianto fotovoltaico da 20 MEGAWATT da parte di una cooperativa che tutto ha meno che fini sociali. accade a Imola (BO). E’ pazzesco. tutto cio’ di nascosto da tutti (solo pochi sanno che con la procedura di “screening”, se nessuno dice niente, la semplice decorrenza dei termini, 28 maggio 2010, farà sì che il progetto sia in un colpo solo approvato, determina variante al piano regolatore, determina automaticamente la dichiarazione di pubblica utilità e si può partire subito con i lavori. E’ assurdo, un agricoltore non può nemmeno costruire la cuccia del cane senza permesso di costruire e dei puri speculatori (parliamo di un impianto che costerà 80 milioni di €) che hanno la bava alla bocca solo a pensare ai soldoni fitti e sicuri che gli arrivano come incentivo dello stato e rappresentano il miglor investimento sicuro per 20 anni. Ci sono lbanchieri che sembrano belve affamate e gli amministratori locali che si prostituirebbero per 1 € in questi tempi di magra (c’èla crisi economica e il Patto di stabilità che blocca tutte le spese nei comuni…). Meglio di qualsiasi pacchetto azionario. Soldi facili, con la benedizione della gente, agevolati da tutti (chi non è per l’energia pulita?) ma che in realtà non prendono minimamente in considerazione la devastazione di un territorio agricolo, la trasformazione di un suolo (in cui, da PRG, non si potrebbe far altro che agricoltura), l’impatto sulle popolazioni limitrofe inondate dall’aria rovente dei pannelli.
    Al sud si chiama mafia; qui in Emilia Romagna si chiama “sistema economico”. Il comportamento è lo stesso ma molto più raffinato.
    Perchè invece non fare una seria programmazione del territorio ed individuare le aree vocate per questi impianti? Aree degradate (cave, discariche), zone industriali in degrado, tetti dei capannoni industriali (in cui togliere l’eternit che sarebbe ora!). Sono arrabbiatissima. Con i miei vicini abbiamo chiesto una riunione con gli assessori del comune e della provincia, ma le speranze sono poche.
    Mi potete aiutare?
    Grazie e complimenti.

    • 3

      dario said,

      cara Maria
      sono semianalfabeta info.quindi non so se mi leggi o chissà chi mi legge!
      Rispondo al tuo appello consigliandoti di visionare il sito nazionale dove proprio ieri abbiamo messo una lettera inviata a tutti i sindaci della nostra provincia di Cuneo in cui li preghiamo di porre un freno alla speculazione in corso sui terreni agricoli . Li consigliamo di adottare dei regolamenti ad hoc(ne trovi sul sito)e soprattutto di fare una Variante al PRGC che pone una lunga serie di vincoli che dovrebbero disincentivare i proponenti. Trovi la bozza di Variante sul sito ma andrà modificata alle realtà locale ed alle legislazioni di Comuni ,Province e Regioni Buona parte del lavoro è però fatto…fatti viva Dario

  3. 4

    Federico said,

    Ciao Maria provo a risponderti, anche se purtroppo non conosco la specifica legislazione della tua Regione.
    In linea generale la materia è regolata principalmente dalle seguenti disposizioni statali:
    – D.Lgs. 387/2003 e s.m.i. ed in particolare dall’art. 12 (procedure autorizzative);
    – D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. ed in particolare dall’allegato IV (progetti sottoposti alla verifica di assoggettabilità a V.I.A.).
    Dette normative di recepimento delle direttive comunitarie ed in particolare la prima, hanno semplificato notevolmente i procedimenti autorizzativi degli impianti per energie rinnovabili.
    Da quanto hai riferito gli impianti citati maggiori di 1 Mw, sono soggetti alla procedura di “screening” (brutto termine, meglio “verifica”), che praticamente consiste in una valutazione preliminare inerente i possibili impatti ambientali, conseguentemente il progetto sarà esaminato dall’Amministrazione Provinciale che potrà assoggettarlo o meno ad uno studio più approfondito di “Valutazione di Impatto Ambientale”; lo stesso impianto inoltre potrebbe essere soggetto ad “Autorizzazione Unica” provinciale, qualora l’intervento ricada in area “vincolata” (ad esempio per vincolo ambientale, paesaggistico, idrogeologico, ecc.). In caso invece di assenza dei citati vincoli, dopo aver espletato la procedura di verifica o di valutazione di impatto ambientale provinciale, spetterà all’Amministrazione Comunale rilasciare il Permesso di Costruire.
    Si segnala inoltre che sia le procedure di verifica/valutazione, che quelle di autorizzazione, si svolgono tramite specifiche Conferenze dei Servizi di cui alla L. 241/1990 e s.m.i., a cui un privato o generalmente un’associazione può richiedere di partecipare (senza diritto di voto), naturalmente è sempre possibile inoltrare osservazioni nei modi e nei termini prescritti dai vari procedimenti.
    Purtroppo come già indicato, detti impianti godono di un “favor legislativo” e quindi esistono solamente alcune possibilità per “combattere” l’abuso del consumo di suolo agricolo per detti impianti:
    1. sollecitare l’Amministrazione Comunale, titolare della potestà in materia di “governo del territorio”, ad adottare/approvare specifici “regolamenti” o meglio “varianti ai piani urbanistici” (da voi denominati P.S.C., P.O.C. e R.U.E.), i quali potrebbero individuare le zone in cui è preclusa l’installazione di detti impianti, in riferimento ai principi di valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali e delle aree ad elevata produttività agricola, di tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e paesaggistico;
    2. mobilitare e coinvolgere le associazioni ambientaliste, le associazioni agricole di categoria (Coldiretti e CIA) ed i semplici cittadini, al fine di far comprendere che non ha senso mettere in concorrenza/competizione la filiera energetica con la filiera agroalimentare, entrambe aventi rilevanza strategica per il nostro paese. Noi tutti abbiamo sperato nelle tecnologie energetiche pulite, adesso che sono arrivate, rischiano di avere l’effetto contrario, concorrendo ad un consumo smisurato dei suoli agricoli, meglio inserire detti impianti sui tetti dei moltissimi capannoni esistenti o sulle aree già compromesse o urbanizzate;
    3. in ultima ipotesi, ricorrere eventualmente agli organi giurisprudenziali competenti (ricorso al TAR o ricorso straordinario al Capo dello Stato), qualora si ravvisino le condizioni ed i presupposti per l’impugnazione dei provvedimenti.

    Purtroppo penso di non esserti stato di molto aiuto, ma bisognerebbe studiare il caso specifico, ti consiglio di avvalerti delle associazioni locali che tutelano e conoscono in modo specifico il tuo territorio e ben conoscono la legislazione della tua Regione.
    Per un approfondimento dei vari procedimenti, puoi cercare su internet la Deliberazione della Giunta Provinciale di Bologna n. 295 del 26/5/2009, inerente l’approvazione della guida tecnico-amministrativa per l’autorizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti di energia rinnovabile.

    Inoltre su questo sito, come ti è già stato detto da Dario, trovi una bozza di variante urbanistica, che però è basata sulla normativa piemontese, dalla stessa, le Amministrazioni comunali se vogliono “governare” seriamente il proprio territorio, possono estrarre alcuni principi di carattere generale su cui basare le specifiche varianti urbanistiche.

    Tienici aggiornati, a presto Federico.


Comment RSS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: