Dibattito preparazione della mostra

Presentazione pagina:

In questa pagina abbiamo trasferito sul blog un dibattito che è nato precedentemente, ma che pensiamo possa, attraverso il blog stesso, essere continuato ed allargato ad altri.

Il dibattito è stato originato dal coinvolgimento di un gruppo di ragazzi nella preparazione della mostra che stiamo organizzando per la presentazione pubblica del documento “La nostra proposta per non consumare più il suolo agricolo saviglianese”.

Forse nella fretta di fare ci dimentichiamo troppo spesso di fermarci a riflettere sulle ragioni del nostro agire, questo spazio vuole invece offrire la possibilità e, ci auguriamo anche nuovi spunti, per questa riflessione.

Abbiamo riprodotto gli interventi interamente senza alcun adattamento, anche a rischio che non tutto sia completamente comprensibile, perché riteniamo che comunque il filo che finora ha retto il dibattito sia ricostruibile.

Naturalmente lo spazio a disposizione per chiunque voglia intervenire e/o segnalare dei testi per arricchire questa riflessione che vuole essere comune, condivisa.

10 Risposte so far »

  1. 1

    Davide G. said,

    Buonasera Pier,
    ho letto e riflettuto su entrambe le letture e ho deciso di non partecipare a quest’iniziativa per vari motivi;
    Per quanto riguarda il documento sulla proposta di non consumo del territorio di Savigliano sono d’accordo su alcune singole proposte (energie alternative,uso di nuove tecnologie,uso di materiali a basso impatto ambientale…) che potrebbero migliorare la situazione dal punto di vista ambientale, economico ecc..Sono anche d’accordo sul fatto che esista un problema legato al territorio dovuto, in alcuni casi, all’eccesiva cementificazione, anche se piu che di consumo del territorio penserei al problema dell’inquinamento (tema ke nel documento non viene trattato esplicitamente).
    Quello con cui non sono d’accordo è la filosofia di base di queste proposte; infatti in questo documento il problema ambientale viene contrapposto allo sviluppo economico e le soluzioni di questi problemi hanno come base di partenza la “decrescita” o la “crescita zero”, un blocco allo sviluppo, alla costruzione di nuovi edifici e di nuove infrastrutture (circonvallazione,raccordo autostradale). Secondo me la soluzione non è bloccare la crescita a priori,ma la crescita economica,quindi anche la costruzione di nuove infrastrutture, deve essere accompagnata dall’uso di nuove tecnologie, di materiali innovativi per far si che lo sviluppo abbia il minor impatto possibile sull’ambiente, ma bloccare lo sviluppo e impossibile;
    nello stesso documento si parla del modello di sviluppo di Savigliano degli ultimi 20 anni che “adattandosi al modello padano..ha pesantemente segnato il territorio”, ma questo senza tenere conto del fatto che la costruzione di nuove case è stata resa necessaria non solo da interessi economici, ma anche dal forte sviluppo demografico della nostra città negli ultimi decenni, e il continuo aumento di popolazione richiede, oltre alle case, anke la costruzione di collegamenti stradali e nuove infrastrutture. Probabilmente la popolazione continuerà ad aumentare nei prossimi decenni, non solo a Savigliano ma in tutto il mondo, e non si può pensare di bloccare il mondo e la crescita economica per preservare la natura, ma la si può lo stesso preservare adottando tecniche di costruzione moderne, nuove tecnologie, e sistemi di produzione energetica che abbiano il minor impatto sull’ambiente, soprattutto diminuendo l’inquinamento con l’uso di materiali riciclabili e di energie pulite.
    Oltre a queste motivazioni di tipo pratico un’altro,per me valido,motivo per non partecipare a quest’iniziativa e il fatto che questa organizzazione abbia “una chiara matrice di centrosinistra”; infatti i temi ambientali ed ecologici,affrontati soprattutto da associazioni di sinistra,vengono spesso affrontati con spirito di protesta,a volte ostruzionistico(penso al caso TAV),questo proprio perche essendo organizzazioni di sinistra spesso ai temi ambientali vengono affiancate altre motivazioni di tipo ideologico, e dellle manifestazioni su temi di interesse collettivo assumono delle particolari sfumature politiche che impediscono di trattare il tema in maniera oggettiva.
    Questo è quello che penso,ovviamente si accettano critiche.
    Davide

  2. 2

    Pier said,

    Per Davide,

    ho molto apprezzato le tue riflessioni, perché come ben sai penso che il cervello sia il miglior organo che possediamo e il farlo funzionare una goduria inappagabile.

    Nei suoi termini più generali (filosofici!!!) secondo me la questione è questa: l’attuale modello di società non è in grado di controllare il potere sociale e di volgerlo a fini umani; il potere sociale, ovvero il potere che nasce dalla collaborazione di tutti gli uomini, è volto non a loro favore bensì a favore del profitto (anche qui ti porto avanti con il lavoro perché questo è …. Marx). In soldoni non si produce ciò che serve (ad esempio medicinali o luoghi per discutere e decidere insieme) ma ciò che produce profitto (armi, mille confezioni diverse il cui scopo non è contenere ma farsi desiderare, televisori da cui ci dicono di cosa occorre occuparci, tipo festival di Sanremo per essere aggiornatissimi). A mio modo di vedere questa è una illogicità paradossale che la logica di tutti i giorni ci impedisce di vedere (ma ti ricordi bene, penso, che l’atteggiamento filosofico consiste nel sospendere l’atteggiamento quotidiano per ….). Abbiamo scambiato la nostra capacità di godere il nostro stare al mondo con l’avere, il possedere (ad esempio non ci accontentiamo di godere la vista di un bel paesaggio, ma ci dobbiamo costruire un bel villaggio di seconde case per non poterlo godere più), l’abbiamo ridotta al piacere dell’acquisto, al puro mimetismo che ci nasconde dietro al “fan tutti così”. Addirittura le emozioni, che dovrebbe essere la massima espressioni del nostro essere sono state canalizzate (ad esempio il tifo sportivo, quante persone legano la loro vita emotiva alla passione per una squadra di calcio? In fondo undici cretini in mutande strapagati…).

    Quando affermi che bloccare lo sviluppo è impossibile dimentichi che noi siamo i promotori dello sviluppo e non i suoi servi, non dovrebbe essere lo sviluppo a imporsi a noi. La tecnica e il progresso lasciati a sé nell’attuale sistema sono business; ad esempio il fotovoltaico è sicuramente un progresso tecnico, l’utilizzo del terreno agricolo, quando è possibile l’utilizzo di superfici già cementificate, è un assurdo che crea profitto per alcuni. I contributi che vengono elargiti per promuovere giustamente la diffusione delle energie rinnovabili provengono da una quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica: sarebbe più giusto che venissero ripartiti in piccole quote per finanziare piccoli impianti famigliari piuttosto che assorbiti da grandi impianti costruiti a scopo speculativo. È meglio dare come incentivo 1.300.000 euro/anno a beneficio di un’unica persona o 13.000 euro a cento famiglie?

    È sviluppo riempire la pancia a pochi privilegiati, fino a farli star male, mentre gli altri muoiono di fame? Penso che una società in cui fossero la solidarietà, il dono reciproco a regolare i rapporti tra gli uomini, i bisogni a determinare ciò di cui si ha diritto sarebbe una società più “umana” (più capace di sviluppare l’umanità dell’uomo) di quella in cui i rapporti sono regolati dalla concorrenza e dal denaro, i bisogni soddisfatti in base alle prestazioni. È utopia? Si, ma noi usiamola come critica per il presente, come strumento per diventar coscienti delle assurdità del sistema, come strumento di difesa e per cambiarlo.

    Forse solo la “sovversione cognitiva”, di cui parla Latouche, può portarci ad accettare l’utopia, a “decolonizzazione” il nostro immaginario, colonizzato dal consumismo, per rivedere i valori in cui crediamo e sulla cui base organizziamo la nostra vita, per dar vita a nuovi rapporti sociali in funzione del cambiamento di valori.

    La politica è per me innanzitutto la scelta dei valori in cui credere. La scelta tra l’essere autonomo o l’essere etero diretto (ricordi Eco…), tra la competizione e la solidarietà, tra il profitto e l’interesse comune, tra il possedere e il godere, tra l’avere e l’essere. I partiti sono apparati burocratici di potere, non sono i luoghi della sovversione. (Grazie a Dio, si fa per dire, Stop al consumo del territorio non è un partito). Se essere di sinistra vuol dire scegliere l’autonomia, la solidarietà, l’interesse comune, il godere, l’essere allora sono di sinistra. E lo sono. Ma non perche penso che Bersani, un burocrate partitico, realizzerà l’utopia ma perché lì è nata l’utopia, perché lì sono spesso coloro che la coltivano.

    Mi sono forse un po’ allontanato dal discorso di partenza ma prendere le distanze (e non altro …) è ciò che ci è consentito dall’essere nello spazio vuoto creato dalla sospensione dell’atteggiamento quotidiano, solo di lì è possibile discutere dei valori. Ed è la discussione essenziale, perché è quella che ci porta a mettere in discussione ciò che gli altri hanno scelto per noi, ciò che per comodità lasciamo che gli altri scelgano per noi. A me sembra che le motivazioni di tipo ideologico, di cui tu parli, non possano essere altro che scelte di questo tipo, non lasciamole fare agli altri, prendiamoci le nostre responsabilità. L’utopia di un mondo migliore, di una vita più piena non può che cominciare da qui. Tu scrivi che “non si può pensare di bloccare il mondo”, infatti non si tratta di bloccarlo bensì di non lasciarlo andare dove vuole lui per metterlo in marci (l’immagine è un po’ troppo militaresca, facciamolo danzare ebbro di felicità) verso i fini che noi abbiamo deciso. Non esistono “maniere oggettive” di trattare i problemi, le prospettive che scegliamo sono sempre le “nostre” prospettive (e se non lo sono è perché sono state scelte da altri per noi, sono quelle che altri ci hanno preparato e venduto), gli stessi problemi che ci poniamo dipendono da queste prospettive. Il punto allora è da quale prospettiva vogliamo scegliere di decidere della nostra vita. Non mettiamoci il paraocchi, non inforchiamo i primi occhiali che ci vengono offerti, guardiamo il più avanti possibile, saliamo l’uno sulle spalle dell’altro per vedere il più lontano possibile.

    Ciao. Pier

  3. 3

    Davide S. said,

    Ciao prof
    ho ricevuto con molto piacere i documenti che mi ha inviato, e anche il botta e risposta tra lei e gozze (come argutamente avrà intuito dall’utilizzo del “ciao prof” da lei suggerito). Contrariamente a gozze ho deciso di partecipare all’iniziativa, anche se condivido alcune delle sue critiche.
    Soprattutto condivido l’osservazione fatta da davide: spesso iniziative di questo genere si trasformano in semplice “andare contro”, criticano senza proporre soluzioni.
    Tuttavia, pur non avendo letto i documenti che mi ha inviato(provvederò al più presto), mi sembra (in base a quello che mi ha detto venerdì e di quello che so sulle teroie della decrescita) che questo progetto proponga basi solide di argomentazione e proposte valide, per queto ho deciso di partecipare.
    Lasciando da parte teorie economiche e ideolgoie per dicutere delle quali non ho la conoscienza neccessaria , ritengo che il problema del consumo del territorio e delle risorse ad esso collegate a scopo puramente speculativo sia sicuramente un problema grave soprattutto nell’ottica di un futuro prossimo in cui di queste risorse si avrà più bisogno che mai.
    In particolare ritengo che questo sia un problema dove è effettivamente possibile ottenere qualche risultato, soprattutto affrontato a livello locale.
    Sicuramente io e lei abbiamo idee politiche differenti sotto molti aspetti (anche perchè quella che ho io nn sono sicuro si possa definire “idea politica”), ma il problema che ci ha proposto mi sta sicuramente a cuore, quindi sono dei vostri.
    per quanto riguarda gli incontri cercherò di partecipare ogni volta che posso.
    a risentirci
    Davide

  4. 4

    Pier said,

    Per Davide,

    mi trovi assolutamente d’accordo su quanto affermi a proposito del consumo del territorio e sulla dimensione locale del problema. In effetti per quanto riguarda il suolo agricolo saviglianese le nostre responsabilità sono dirette e le nostre scelte decisive più che non per altre risorse.

    Vorrei però rimettere al centro ciò che tu invece proponi di mettere da parte … evidentemente semplicemente per “andar contro” e per criticare!!!

    Devo confessarti che questa tua, ma in realtà ti sto “incolpando” di un atteggiamento che mi sembra comune alla tua generazione (e tanto per allargare le “colpe” mi sembravano andare in questa direzione, direi in maniera esplicita, certe affermazioni di Andrea2), avversione alle teorie e alle ideologie mi lascia perplesso. Mi sembra che il ritenere di non avere le conoscenze necessarie non possa essere il vero motivo di tale avversione. A me, vecchio e bacucco, queste sembrano il sale della vita. Teorie e ideologie nella misura in cui presuppongono una scelta di valore, l’elaborazione di una visione del mondo, dei progetti di vita mi hanno sempre acchiappato, mi sono sempre apparsi il fatto determinante.

    A volte mi sembra che tale atteggiamento sia il frutto finale di quella tendenza dell’ordine sociale, “ad impedire ai suoi membri di capire a fondo i meccanismi della repressione esercitata su di loro”3. Ammetto pèro che tale spiegazione è del tutto interna al mio modo di vedere.

    Proprio perché mi sembra un cambiamento epocale vorrei cercare di capire.

    Naturalmente tutto ciò non intaccando per nulla l’inequivocabile volontà di partecipazione da te espressa fa si che tu debba ugualmente inequivocabilmente e comunquemente sicuramente ritenerti obbligato dai vincoli di partecipazione da te liberamente accettati!

    Ciao Pier

  5. 5

    Davide G. said,

    ciao prof,
    mi dispiace ma io venerdì non ci sono perchè devo andare ad informarimi per una vacanza studio (anche morra verrà con me e quindi non potrà esserci).
    Cercherò di rispettare i vincoli di partecipazione da me volontariamente scelti ogni volta che non coincidano con vincoli di partecipazione da me scelti precedentemente per altre attività (sport,scuola,musica e roba simile).
    Per quanto riguarda il discorso sulle ideologie, vorrei precisare che la mia non è tanto un avversione quanto una non adesione: nella mia presunzione di essere in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato (e questa presunzione è in gran parte colpa sua che mi ha insegnato a “pormi in uno spazio vuoto” e altre inutilità del pensiero critico) non ho ancora trovato una corrente di pensiero politico che io trovi pienamente soddisfacente; per aderire ad un ideologia con alcune riserve preferisco dunque non aderire.
    Preferisco quindi affidarmi al mio cervello per creare le mie opinioni (sicuramente inutili e sbagliate, ma almeno mie) pittosto che giudicare ogni cosa nell’ottica di un ideologia già accettata in partenza.
    Nel caso specifico il mio cervello dopo lunghe (più o meno) e macchinose elucubrazioni ha sentenziato che la causa del consumo del territorio è meritoria e ha dunque deciso di aderirvi. per quanto riguarda tutto il retorscena ideologico che è sicuramente imprescindibile il mio cervello è arrivato a considerarlo un pò radicale, ma non per questo sbagliato…. vedremo che opinione sarà in grado di produrre dopo un po di documentazione.
    per il blog l’idea nn è male, ma io non sono l’hacker che fa per lei, dovrebbe chiedere a qualcun altro.
    a risentirci
    Davide

  6. 6

    Pier said,

    Per Davide e chiaramente tutti gli altri4,

    oberato da impegni scolastici (non so se siete in grado di capire!!) riesco a risponderti solo ora, ma ne approfitto subito per invitarti fin da ora ad accettare i vincoli di partecipazione anche per il prossimo anno …. così avrà almeno la priorità!

    Non volevo assolutamente smentirmi per quel che riguarda gli “spazi vuoti” e tantomeno sull’uso del cervello, in quanto utilizzavo il termine ideologia come sinonimo di visione del mondo, legandolo non solo a un contesto politico, quanto invece ai valori e agli stili di vita in base ai quali facciamo anche le nostre scelte politiche. Da questo punto di vista, secondo me, il progetto della decrescita felice rappresenta, in questo momento storico, e non lo era sicuramente, ad esempio, 30 anni fa, una scelta politica (ideologica nel senso in cui ne parli tu) che nell’attuale contesto incarna meglio determinati valori e determinati stili di vita e che ha tra il resto il merito di essere una proposta politica ma non partitica.

    Sono di conseguenza assolutamente d’accordo con te che occorra evitare di “giudicare ogni cosa nell’ottica di un ideologia già accettata in partenza”, perché occorre giudicare di volta in volta le ideologie, intese come una strategia per realizzare un determinato tipo di società e di uomo, sulla base dei nostri valori e della nostra visione del mondo.

    Penso che abbandonato l’atteggiamento quotidiano sia difficile non sentire la necessità, non tanto di sposare una visione ideologica, quanto di esprimere una “radicale” avversione nei confronti del sistema e del tipo d’uomo che esso produce.

    Non mi sembra di riuscire a trovare parole migliori di ciò che mi ha scritto Alberto Allasia (il fratello di Alice) per descrivere la cosa a livello di sensazione. “Mi ferisce ogni volta vedere come si resti sempre ancorati a una realtà che non prevede trasformazioni, nella quale non si sceglie,che non dà scampo … ciò che per me è cruciale viene sminuito e banalizzato perchè ricondotto brutalmente alla quotidianità sorda cui non appartiene. .. Per sfondare quello che è percepito come normalità… il punto di partenza è, senza ombra di dubbio, il dubbio. Se c’è la percezione che qualcosa deve essere rifatto, che qualcosa non quadra allora la strada è quasi compiuta, si arriva a immaginare a che livello le cose debbano cambiare e una scelta radicale non risulterà più così lontana ma l’unica da prendere.” Mettere a tacere quella percezione, rifiutare la radicalità a cui essa ci invita è mettere a tacere noi stessi, è vendere il nostro cervello alle ideologie, è perdere noi stessi.

    Mi cercherò un altro hacker, se mi spieghi a cosa serve ad uno, come me, che è ligio alla legalità?!?

    Ciao, dai una forte scossa agli altri da parte mia, magari basta agitare prima dell’uso ….

  7. 7

    Andrea M. said,

    Ciao prof,

    chiedo scusissima per aver aspettato così tanto a rispondere alle mail. Ora lei si aspetterà, dato tutto il tempo che mi sono preso, che io abbia riflettuto a lungo sulla questione e le stia scrivendo ora per comunicarle il risultato dei miei pensieri. Purtroppo non è così, nel senso che sono ancora ‘indeciso’. Penso di condividere alcune delle sue opinioni per quanto riguarda il consumo del territorio, ma, penso di aver capito, solo per quanto riguarda Savigliano o comunque le nostre zone. Penso, proprio per questo, di non sentire a fondo tutte queste problematiche a livello generale, come il rallentamento dello sviluppo economico, decrescita felice, ecc.. Credo che sia stupido aderire ad un’iniziativa del genere, che lei mi propone, solo perchè quello per cui ci si batte ‘non è male’, per così dire. Non so riesco a spiegarmi.. diciamo che nell’indecisione preferisco non aderire. Penso e spero che non sia un atto di vigliaccheria, ma bensì una decisione tutto sommato intelligente vista la mia posizione. Quello che intendo dire è che io non ho deciso di “mettermi il paraocchi” e nemmeno di “scegliere i primi occhiali che mi vengono offerti”, ma ho pensato che con tutti i dubbi che mi rimangono sarebbe inutile, oltre che stupido, aderire a questa cosa. Tutte le ideologie che stanno alla base non c’entrano, nel senso che non mi interessa più di tanto che questa sia una roba ‘comunista’ oppure no..

    Nonostante il mio ‘no’ finale:

    A – sono contento di poter discutere di queste cose con voi5, e sono ancora fermamente convinto che il cervello sia il miglior organo che abbiamo (almeno di questo mi ha convinto!)

    B – Nonostante la sua profondissima delusione nei miei confronti, vorrei che se le capitano altre letture interessanti (sia riguardanti questi argomenti sia tutto il resto) continui a mandarmele

    C – Continui a invitarci a far festa a casa sua

    Andrea

    p.s. prendi tutti i “lei si aspetterà”, “continui a invitarci”… e trasformali in “tu ti aspetterai” e “continua a invitarci”..

  8. 8

    Pier said,

    Per Andrea,

    ora che sono in possesso di qualche argomentazione, sicuramente poca cosa di fronte al caos e al mare delle possibilità della nostra esistenza e dei possibili sensi che ad essa possiamo dare, ritiro gli insulti e ti ringrazio di aver voluto elaborato e messo in comune la tua posizione (mettere in moto un cervello è una soddisfazione pari all’uso del proprio, mica per niente faccio l’insegnante!).

    Nell’ultima mail (quella per Davide) l’affermazione che riportavo di Alberto, (e lì vi portavo avanti con il lavoro di anni, non c’è ancora nemmeno sui libri di scuola!), emergeva la centralità del dubbio.

    Sono assolutamente d’accordo con Alberto in quanto ritengo che compiere una scelta senza attraversare l’esperienza del dubbio significa che o non attribuiamo ad essa alcun significato (ma esistono scelte prive di significato?) o abbiamo fatto scelte che altri hanno fatto per noi. Non essere attraversati dal dubbio è impossibile se siamo alla ricerca dei nostri perché, delle nostre risposte, delle nostre motivazioni. Il dubbio non è di chi accetta le risposte preconfezionate, di chi sa già cosa fare, come finirà, di chi conosce l’ordine delle cose, di chi non vuole immaginare qualcosa di diverso6.

    Il dubbio frequenta invece chi vuole scegliere, chi sa che le sue scelte lo costituiscono.

    Ha scritto E. Savater, un filosofo spagnolo vivente,: “Responsabilità significa sapere che ciascuno dei miei atti mi costruisce, mi definisce, mi inventa. Scegliendo quello che voglio fare mi trasformo a poco a poco. Tutte le mie decisioni lasciano impronte in me stesso prima ancora di lasciarle nel mondo che mi circonda. Ovvio che una volta che ho impiegato la mia libertà per darmi un volto non posso lamentarmi o spaventarmi per quello che vedo nello specchio quando mi guardo. … Non chiedere a nessuno come devi gestire la tua vita: chiedilo a te stesso. Se desideri sapere come impiegare al meglio la tua libertà, non perderla mettendoti al servizio di un altro o di altri, per buoni, saggi e rispettabili che siano: sul modo di usare la tua libertà interroga la libertà stessa. […] E se, mi dici che basta così, che sei stufo e non vuoi continuare a essere libero? Se decidi di venderti come schiavo al miglior offerente o di giurare obbedienza eterna e assoluta a un tiranno qualsiasi? Beh, lo farai perché lo vuoi, usando la tua libertà e anche se ubbidisci ad altri o ti lasci trascinare dalla massa comunque continuerai ad agire come preferisci: non rinuncerai a scegliere, ma avrai scelto di non scegliere da solo. […] Devi prendere sul serio il problema della tua libertà, e nessuno può esonerarti dalla responsabilità creativa di scegliere la tua strada….”

    Ma il dubbio può bloccare le nostre scelte?

    Forse no perché come scrive Kierkegaard (solo programma del prossimo anno): “Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire bisogna fare questo o quello; ma se non è un capitano mediocre, nello stesso tempo si renderà conto che la nave, mentre egli non ha ancora deciso, avanza colla solita velocità; e che così è solo un istante quello in cui sia indifferente se egli faccia questo o quello. Così anche l’uomo, se dimentica di calcolare questa velocità, alla fine giunge un momento in cui non ha più la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non l’ha fatto, il che si può anche esprimere così: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso.”.

    Forse allora per non mettere a tacere per sempre noi stessi occorrerà scegliere andando proprio là dove le certezze degli altri ci impediscono di andare, là dove i dubbi diventano montagne perché come ha scritto Nietzsche (un grandissimo!):“Si chiama spirito libero colui che pensa diversamente da come, in base alla sua origine, al suo ambiente, al suo stato e ufficio o in base alle opinioni dominanti del tempo, ci si aspetterebbe che egli pensasse. Egli è l’eccezione, gli spiriti vincolati sono la regola….

    Noi spiriti liberi viviamo sulla terra isolati e sparsi qua e là – ciò non si può cambiare; siamo pochi, e questo è giusto. Fa parte del nostro orgoglio pensare che il nostro tipo è raro e strano; e non ci accalchiamo gli uni addosso agli altri, forse neanche ci struggiamo per stare gli uni con gli altri. Certo, se una volta ci incontriamo, come oggi, allora si fa festa! “.

    Per questo penso che accetterò anche la tua terza postilla.

    Ciao Pier

  9. 9

    Alice A. said,

    Buonasera prof!

    innanzitutto la ringrazio di cuore per la sua graditissima mail…che ho molto apprezzato e mi ha fatto piacere ricevere!

    Confesso che inizialmente ero piuttosto perplessa rispetto alla sua proposta, non certo per quanto riguarda i contenuti ma essenzialmente per un mio personale senso di “inadeguatezza” e scarsa conoscenza di queste problematiche…(anche da un punto di vista delle diverse posizioni politiche!) che mi fanno sentire non sufficientemente preparata e comunque, non all’ altezza della situazione;(tra l’ altro inutile negare quanto certi paragoni inevitabili con altri componenti della famiglia -per esempio il mio adorato fratello- possano risultare difficilmente sostenibili!!!).

    Ora invece sono molto contenta che mi sia stata offerta questa occasione che considero imperdibile per mettermi in gioco e soprattutto conoscere ed approfondire alcuni argomenti che altrimenti rischierebbero di essere sottovalutati.

    Spero di riuscire a dare il mio contributo alla riuscita di questa esperienza!! Grazie ancora per avermi coinvolta.. buona serata Alice

  10. 10

    Pier said,

    Per Alice,

    nella tua mail parli di due poli della nostra esperienza che tutti noi viviamo: il “sentirsi inadeguati” e il “mettersi in gioco”. Due poli tra cui oscilla la nostra esistenza e da cui è determinata l’intensità del nostro vivere.

    Spesso, mi sembra, il senso di inadeguatezza non deriva dal non essere all’altezza, bensì dal fatto che la situazione in cui siamo, il contesto in cui vogliamo/dobbiamo fare, ciò che perseguiamo non ci appartiene, non è nostro. Forse il disagio dell’inadeguatezza è il padre del dubbio di cui parlava Alberto (uno pari, palla al centro). Ci sentiamo a disagio non perché la cosa scelta non è alla nostra altezza, ma perché la nostra scelta non valorizza noi stessi. Per rompere ancora con un filosofo, Kierkegaard (lo stesso dell’altra volta) ha scritto che: “Come un erede, anche se fosse erede di tutte le ricchezze di questo mondo, non le possiede prima di diventar maggiorenne, così la più ricca personalità non è nulla prima di aver scelto se stessa e, d’altra parte, anche quella che potremmo chiamare la più misera personalità è tutto quando ha scelto se stessa. La grandezza, infatti, non consiste nell’essere questo o quello, ma nell’essere se stesso, e questo ciascuno lo può se lo vuole. Che, in un certo senso, non si tratti di una scelta di qualche cosa, lo vedrai dal fatto che quello che appare dall’altra parte, ciò che nella scelta non è stato scelto, è l’estetica, che è l’indifferenza”.

    L’indifferenza è, in fondo, l’opposto del “mettersi in gioco” di cui parli, ma il senso di inadeguatezza ci impedisce di metterci in gioco, può essere allora che l’inadeguatezza sia il nostro modo di vivere l’indifferenza, ovvero l’impossibilità di riconoscerci in ciò che facciamo, in ciò che, direbbe Kierkegaard, gli altri hanno scelto per noi. L’importanza di questo dubbio è legato al fatto che solo frequentandolo eviteremo l’indifferenza, che è il male di una vita vuota, priva di significati.

    Accettare l’inadeguatezza è, forse, allora il primo passo verso l’indifferenza, il mettersi in gioco il primo verso l’essere se stessi.

    Se la strada da percorrere è indicata, evitare l’indifferenza, non sarà certo priva di dubbi, anzi saranno essi ad indicarci che siamo ancora sulla strada giusta, che l’indifferenza non ci ha catturati.

    Ciao e … divertirti visto che vuoi giocare! Anzi sono sicuro che ti divertirai se continuerai a tenere lontana l’indifferenza.


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