Dibattito sulla decrescita

Presentazione pagina:

In questa sezione è stato aperto un dibattito che riguarda i temi della decrescita. E’ essenziale inserire l’opposizione all’uso scellerato di territorio in un’ottica più ampia che costituisca la ragione profonda del nostro impegno.

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4 Risposte so far »

  1. 1

    Guido Chiesa said,

    Continuo a sottolineare il fatto che l’opporsi all’uso scriteriato del territorio non significa automaticamente sposare le tesi della “decrescita felice” delle quali, ad esempio, io non sono per nulla convinto. Penso sia necessario un chiarimento su questo punto. Nel dire questo credo di interpretare un bisogno di tutti i destinatari di questo messaggio, che ci consenta di evitare equivoci o incomprensioni, ora e in un prossimo futuro.
    Saluti.

  2. 2

    Matteo Manescotto said,

    Penso che opporsi all’uso scriteriato del territorio significa proprio sposare le tesi della “decrescita felice” .
    Semmai il dubbio può essere generato dall’uso del termine “decrescita”. Che naturalmente non è inteso nel senso di “torniamo a vivere nelle caverne” o “facciamoci lo yogurth da soli e salviamo il mondo”. Ma include, ad esempio l’idea di innovazione tecnologica orientata a produrre consumando meno risorse. a pensare alla logistica non solo in termini di “spostare tanta roba in fretta”, ma anche “capire cosa possiamo evitare di spostare inutilmente” ecc.
    Latouche lo spiega bene, nei suoi noiosissimi libri.

  3. 3

    Pier Fiorito said,

    Sono assolutamente d’accordo con Matteo sul fatto che opporsi all’uso scriteriato del territorio significa proprio sposare le tesi della “decrescita felice”. Poichè, sinora lo sviluppo ha coinciso con la sola crescita economica e nelle nostra realtà, e in quella italiana in generale, tale crescita sembra essere inscindibile dalla cementificazione. Viste tali coincidenze la decrescita deve necessariamente iniziare ponendo fine al consumo di suolo agricolo.
    Non sono invece completamente d’accordo sul modo di intendere la decrescita in quanto:
    – non svilirei completamenti i “piccoli atti anticonformisti” (lo yogurth o la scelta di consumare certi prodotti e non altri, per intenderci) , in quanto i cambiamenti richiesti dalla decrescita sono anche nei comportamenti e nelle scelte individuali.
    – ritengo (sulle orme di Latouche) che l’essenziale della decrescita stia nell’invito a una “diseconomizzazione” delle menti in modo da poter mettere al centro della vita umana altri significati e altre ragioni di essere che non siano l’espansione della produzione, del profitto e del consumo. Una società della decrescita deve quindi, innanzitutto, rivedere i valori in cui crede, e sulla cui base le persone organizzano la loro vita, e adattare la produzione e i rapporti sociali in funzione del cambiamento di valori. I valori, devono essere volti a promuovere sia la ridistribuzione della ricchezza che nuovi stili di vita e di consumo, dal momento che ciò a cui dobbiamo aspirare è un miglioramento della qualità della vita e non una crescita illimitata del PIL. Qualità della vita che presuppone tutt’altra organizzazione sociale in cui le relazioni interindividuali prevalgono sulla produzione e sul consumo di prodotti inutili o nocivi, il tempo libero sul tempo dedicato al lavoro non creativo.
    Non si tratta solo di nuove tecnologie o di problemi di logistica anche se su questo le indicazioni di Matteo sono condivisibilissime.

  4. 4

    Giovanni Badino said,

    Buon giorno a tutti,
    riguardo alle perplessità di Guido Chiesa riguardo alla decrescita, penso che il gruppo al quale aderiamo applichi la decrescita nel senso della tutela dell’uso del suolo ed un suo minor consumo, in questo senso aderisce al movimento della decrescita. Dal punto di vista economico la crescita del Pil come unico indizio per decretare lo stato di benessere di un paese mi sembra assodato che sia una stupidaggine, già Kennedy lo sosteneva: se capita un incidente stradale il pil aumenta (lavorano infermieri, ospedali, si consumano farmaci e magari lavora anche il becchino e chi fa casse da morto): se invece di guardarci le persone anziane in casa le si manda alla casa di riposo, pure in questo caso il pil aumenta: non mi sembra che queste cose siano classificabili come aumento di benessere.
    Il termine decrescita non mi piace ma colpisce, si fosse chiamato il movimento con il termine semplicità volontaria avrebbe avuto forse meno adesioni: ognuno sceglie, in base alle proprie convinzioni e sensibilità, il suo modo volontario di aderire alla decrescita: coltivando il proprio orto, facendosi in casa marmellate o yogurt o l’energia elettrica o il pane, o il compostaggio, o riducendo l’uso di apparecchi elettrici o dell’auto.
    Non mi fisserei tanto quindi sui termini o su ideologie, prendendo quanto di buono i vari movimenti possono dare in termini di uso e tutela del territorio … anche se si condividono solo in piccola parte alcune loro idee.
    Un saluto,
    Giovanni Badino


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