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È nostra convinzione che occorra riconoscere e far riconoscere anche a chi ci amministra la necessità di tenere in conto nel progettare l’uso del territorio del fatto che la terra è una risorsa non inesauribile, che il terreno agricolo, in quanto indispensabile per produrre l’alimentazione umana, è un bene che tutte le generazioni, sino a qualche decennio fa, hanno consegnato alle successive integro nelle sue capacità produttive e che la reintegrazione del paesaggio agricolo, parte essenziale della nostra identità culturale nelle sue ricchezze naturali e storiche, debba essere considerata un obiettivo prioritario.
A questo scopo fin dalle elezioni amministrative della primavera del 2009 avevamo sondato la posizione dei candidati sindaci per indagare il loro punto di vista su alcune tematiche legate all’uso del suolo e verificare la loro disponibilità su alcuni impegni precisi nel tempo e nelle modalità.
Siamo quindi intervenuti nella campagna elettorale proponendo un’analisi dei programmi e delle risposte al nostro questionario dei candidati.
Approfondendo questo discorso abbiamo, nella primavera 2010, elaborato il documento “Una proposta per arrivare a non consumare più suolo agricolo saviglianese” che intende essere un contributo all’elaborazione di un modello di amministrazione del territorio che si ponga come obiettivo prioritario la difesa del suolo non ancora cementificato.
Pur coscienti che qualsiasi iniziativa di decrescita debba fare i conti con logiche e dinamiche che una amministrazione comunale non può controllare pienamente, riteniamo tuttavia che essa possa svolgere un ruolo importante sia al livello amministrativo, facendosi promotrice di un “proponibile” cambiamento di modello, sia a livello di modifica della percezione collettiva degli stili di vita prevalenti.
In quest’ottica il nostro documento individua sostanzialmente quattro linee d’azione che sono: il controllo e il contenimento dello sviluppo edilizio e delle infrastrutture, il recupero del rapporto città-campagna, la diffusione di nuovi stili di vita e il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. La risposta del sindaco ci ha lasciato alquanto delusi, in quanto ha ignorato completamente la nostra richiesta di un incontro per discutere insieme le varie parti del documento unitamente alla tempistica proposta per quelle che vorrebbe attuare. La lettera si limita ad assicurare che il contributo “sarà tenuto in considerazione in occasione della futura variante allo strumento urbanistico generale”, dimostrando di non aver colto assolutamente lo spirito del documento ispirato, come scritto nello stesso, “a favorire la presa di coscienza dei problemi legati al nostro attuale modo di consumare il territorio, a condividere scelte che non possono essere confinate solo ed esclusivamente nell’ambito edilizio o urbanistico”.
A maggio per dare un seguito alla nostra proposta insieme all’associazione “Kerigma”, che ha sottoscritto il documento, ed alcuni membri saviglianesi del movimento della “Decrescita felice” abbiamo organizzato una serie di iniziative allo scopo di coinvolgere i cittadini, le altre associazioni, le organizzazioni professionali e di categoria in una riflessione e un confronto sull’uso che stiamo facendo del suolo agricolo, ovvero di una risorsa indispensabile all’umanità.
Le iniziative sono partite domenica 16 aprile con l’inaugurazione, nei locali del centralissimo ex-negozio Trucco-Scassa, gentilmente messi a disposizione dai proprietari, di una mostra “Savigliano: dal Maira al Varaita?” che vuole illustrare, brevemente, la storia dell’urbanizzazione e dell’antropizzazione del territorio, per soffermarsi soprattutto sul suo uso attuale caratterizzato dalla progressiva cementificazione e dalla monocoltura.
Le iniziative sono proseguite con due incontri pubblici, il primo con Domenico Finiguerra e il secondo con Maurizio Pallante. Lo scopo del primo incontro era quello di riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica e dell’amministrazione comunale i contenuti del documento elaborato. Ad esso hanno partecipato Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano primo comune in Italia a crescita zero,che nel suo intervento ha illustrato le ragioni ideali che sostengono la scelta di un non consumo del territorio e le possibili scelte amministrative che ne derivano partendo dalla sua esperienza di sindaco del paese lombardo, la Coldiretti e la CIA, organizzazioni professionali del mondo agricolo, spiegando le ragioni della loro opposizione al consumo di territorio. Gli interventi dell’amministrazione comunale, presente con il sindaco Sergio Soave e l’assessore all’urbanistica Silvio Pittavino, hanno, a nostro parere, evidenziato la scarsa conoscenza del documento e l’altrettanto scarsa sensibilità verso le tematiche sollevate. Soave, nel suo intervento, ha genericamente sostenuto che l’operato dell’amministrazione comunale va già in questa direzione sulla base dell’assicurazione che, a parte la zona di Bec d’ania, non ci sarebbero stati ulteriori ampliamenti delle aree edificabili privilegiando lo sviluppo verticale della città. Al di là del fatto che lo sviluppo verticale non rappresenta una soluzione ai problemi di consumo del territorio il sindaco, nel dichiarare che l’operato dell’amministrazione va già in questa direzione, non aveva probabilmente presente che per noi la difesa del territorio comincia con l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio esistente e con una più attenta programmazione e regolamentazione, in base alle reali esigenze, delle aree edificabili, ed è possibile solo recuperando il tradizionale rapporto città-campagna che vedeva quest’ultima serbatoio alimentare della prima. Pensiamo di poter dire che su molte proposte contenute nel documento, come ad esempio quelle riguardanti il censimento degli edifici inutilizzati o la localizzazione di distributori di latte fresco, l’amministrazione non si sia per ora mossa.
La partecipazione, al secondo incontro, di Maurizio Pallante, uno dei rappresentati più significativi del movimento della Decrescita felice, ha consentito di approfondire con la cittadinanza le tematiche legate alla decrescita che vuole essere una proposta per improntare il nostro stile di vita, la nostra mentalità, il nostro modo di affrontare i problemi ad un’ottica che non sia puramente economicista. Decrescita non significa infatti ritorno al passato, o pauperismo fine a se stesso (si dovrebbe allora parlare piuttosto di a-crescita) quanto invece abbandono della fede nel consumismo e nella crescita illimitata della ricchezza in un mondo finito, cioè con risorse finite. Alla serata, a testimoniare che i nuovi stili di vita sono possibili anche a Savigliano, sono intervenuti i rappresentanti di alcune realtà saviglianesi che già si muovono in quest’ottica, l’associazione Kerigma, al cui interno è operante anche un gruppo d’acquisto solidale, il Tam Tam che gestisce il negozio equo e solidale di Savigliano, il costituendo Gruppo d’acquisto solidale fotovoltaico che si propone la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici ad uso domestico al fine di realizzare gli impianti stessi su superfici già compromesse evitando così il consumo di suolo agricolo.
In occasione delle due serate e della mostra abbiamo inoltre raccolto 400 firme a favore del referendum contro la privatizzazione dell’acqua.
Poiché crediamo possibile e necessario un nuovo modello di rapportarci al territorio, perseguibile a partire dalle decisioni dell’amministrazione comunale, torneremo a riproporre alcune delle indicazioni contenute nel nostro documento che vanno in questa direzione. In particolare cercheremo di realizzare un censimento campione per verificare l’effettiva necessità dell’utilizzo di questo strumento nella programmazione dello sviluppo cittadino mentre sul versante del recupero del rapporto tra città e campagna ci proponiamo di coinvolgere i cittadini, in quanto consumatori, e gli agricoltori, in quanto produttori, nella richiesta di collocare in maniera diffusa dei distributori del latte fresco.
Naturalmente l’organizzazione e la partecipazione a tali iniziative è aperta a chiunque condivida la nostra azione.

Video delle serate con Finiguerra e Pallante

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