Futile consiglio comunale non discute il problema degli argini

Uscendo mercoledì scorso dal Consiglio comunale dedicato al problema degli argini del Maira e del Mellea ci siamo chiesti come mai fosse stato convocato un  Consiglio comunale con all’ordine del giorno quell’unico problema. Domanda che nasceva, evidentemente non dall’importanza dei lavori che sono stati decisi, bensì dal modo in cui è stata affrontata la discussione.
A detta del sindaco, Cussa, e dell’assessore all’urbanistica, Ravera, si trattava di un semplice atto dovuto in base a progetti già approvati  dalle precedenti amministrazioni,  svilendo in questo modo la decisione dei consiglieri comunali. Atto dovuto che è comunque stato messo ai voti e che quindi avrebbe potuto benissimo, e con non poche giuste motivazioni a nostro modo di vedere, essere respinto.
Su queste premesse abbiamo assistito a cinque interventi, tre da parte delle forze di opposizioni e due della maggioranza, che chiamare dibattito è sicuramente  un eufemismo. Tutti, maggioranza, vecchia opposizione come anche la nuova (Movimento 5 stelle), poiché i soldi c’erano e andavano spesi e poiché si trattava della messa in sicurezza della città hanno approvato le opere (anche chi poi si è astenuto era comunque pienamente d’accordo sulle opere in sé). Unanimità che, come ha sottolineato anche il consigliere Tortone nel suo intervento,  era già stata riscontrata in sede di commissione consigliare. Ma allora perché convocare un consiglio comunale, durato non più di 45 minuti, su un unico problema ritenuto un atto dovuto e su cui si era già registrata piena convergenze di tutte le forze politiche?
L’unica risposta che ci viene in mente è che come i soldi per l’opera ci sono e quindi vanno comunque spesi così anche i soldi per i gettoni presenza di giunta, consiglieri e addetti vari ci sono ed è bene spenderli! Non siamo d’altronde in grado di dire quanto ci sia costato questo vivacissimo dibattito, che ha visto impegnate tutte le forze politiche a cui sta veramente a cuore le sorti della nostra città, in quanto sul sito comunale la pagina “Retribuzioni per incarichi politici” attualmente risulta tra le pochissime ancora in costruzione (benché il sito del Comune sia attivo da anni)!
Ma veniamo alle ragioni per cui invece quel progetto avrebbe meritato una discussione ben più seria.
Innanzitutto ci sembra un modo di agire barbarico quello di mettere in sicurezza alcuni, seppure la maggioranza, minando la sicurezza di altri. Infatti quegli argini sono pensati perché si allaghi la campagna compresa tra il Maira e il Mellea, a sud della città, per evitare che le acque dei due fiumi entrino in città; una campagne che risulta anch’essa abitata  e coltivata per cui il suo allagamento sarà naturalmente causa di danni alle persone e alle cose.
Logica, questa, del tutto insensata come lo è stata l’intera operazione di messa in sicurezza dei due fiumi cittadini.
Per essere di qualità gli interventi avrebbero dovuto almeno rispettare i seguenti criteri. Innanzitutto doveva essere preso in considerazione l’intero corso del Maira e del suo affluente principale il Mellea e non solo il tratto che scorre nel nostro comune. Invece di prevedere l’allagamento di un’intera zona del territorio comunale, occorreva  determinare le aree di pertinenza fluviale in modo da garantire al fiume un percorso il più naturale possibile ricreando, ove necessario, golene allagabili e casse di espansione. Avviare quindi una vera sistemazione idraulica dei fiumi rendendo più ampie possibili le aree di espansione naturale, eliminando, al posto di costruirle, le opere di canalizzazione artificiale e infine, e non come prima forma di intervento, rivedendo e riunificando il sistema di arginatura risagomando gli argini stessi. Inoltre andava rivista l’adeguatezza delle infrastrutture (ponti) tenendo conto del rischio e, infine, per essere efficaci, si sarebbe dovuto  prevedere di incentivare la riforestazione e il miglioramento dell’uso agricolo del suolo e ove necessario ricollocare le aree sia residenziali che produttive.
Se i fondi ci sono non solo vanno spesi, ma vanno spesi bene e spenderli bene non significa aver realizzato qualche chilometro di ripari e reso allagabile una parte della campagna bensì aver iniziato a utilizzare i fondi pubblici per realizzare una messa in sicurezza del territorio di qualità avviando una politica territoriale che, imparando dal passato, sappia guardare al futuro accompagnando un effettivo miglioramento delle nostre condizioni di sicurezza a interventi compatibili con l’ambiente, dal momento che le due cose non possono andare scisse all’infinito.

 

Il gruppo locale del movimento “Stop al consumo di territorio – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”

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