Documento a Soave

UNA PROPOSTA PER ARRIVARE A NON CONSUMARE PIÙ SUOLO AGRICOLO

1 – Considerazioni generali

Il presente documento vuole essere la continuazione del discorso iniziato dal nostro movimento con il questionario inviato ai candidati sindaci in occasione delle elezioni amministrative di questa primavera. In tale occasione avevamo sondato l’opinione dei candidati su una serie di misure, secondo noi imprescindibili, per attuare un reale cambiamento nell’attuale modello di sviluppo della città. Modello che non può essere semplicemente rivisto nell’ottica di una qualche forma di sviluppo sostenibile (a cui il sindaco eletto si richiamava nel suo programma esplicitamente anche se in modo contraddittorio, come avevamo già rilevato nel nostro commento alle risposte dei candidati) per la semplice ragione che esso perpetuerebbe comunque un rapporto con le risorse dell’ambiente volto a trarne un profitto e non semplicemente ciò che ci serve e che, oltretutto, non sembra nemmeno in grado di offrire un modello di vita felice alle persone. Non si tratta, ad esempio, semplicemente di passare da uno sviluppo in orizzontale e diffuso della città a uno sviluppo verticale e concentrato, perché, ad esempio, se questo potrebbe risparmiare l’edificazione di qualche terreno agricolo non limiterebbe sicuramente il loro uso come cave di inerti. Tale modello di sviluppo, ai nostri occhi, non è condivisibile non solo per ragioni ideali, che pure sentiamo fortemente, ma anche perché non sembra in grado di dare risposte soddisfacenti all’urgenza dei problemi posti dall’emergenza ambientale. Resta, inoltre, il fatto che nella pratica lo sviluppo sostenibile finisce per essere legato esclusivamente al problema energetico (come lo stesso programma di Soave evidenzia), mentre occorre rivedere il nostro uso di tutte le risorse, terreno agricolo e acqua innanzitutto per il nostro territorio. Per queste e altre ragioni è, a nostro avviso, indispensabile ripensare il nostro futuro nell’ottica non di uno sviluppo ma di una necessaria “decrescita” del nostro impatto sull’ambiente che non può che avvenire rompendo la coincidenza dello sviluppo con la sola crescita economica. Tale rottura nella nostra realtà, e in quella italiana in generale, implica sicuramente la rottura dell’ulteriore coincidenza tra sviluppo economico e edificazione. E tale dovrebbe essere, per noi, il compito principale di una amministrazione che voglia, come del resto dovrebbe, iniziare a porre fine al degrado e all’impoverimento del territorio che si propone di amministrare. Pur coscienti che qualsiasi iniziativa di decrescita debba fare i conti con logiche e dinamiche che una amministrazione comunale non può controllare pienamente, riteniamo tuttavia che essa possa svolgere un ruolo importante sia al livello amministrativo, facendosi promotrice di un “proponibile” cambiamento di modello, sia a livello di modifica della percezione collettiva degli stili di vita prevalenti. Il presente documento intende proporre alcune linee d’azione auspicando che siano considerate come un contributo all’elaborazione di questo nuovo modello di amministrazione del territorio che si ponga come obiettivo prioritario la difesa del suolo non ancora cementificato.

2 – Censimento, moratoria, Prg

A nostro avviso è sicuramente irrinunciabile l’obiettivo di sottrarre la programmazione e la realizzazione delle aree urbanizzate alla speculazione edilizia, legandola invece ai reali bisogni abitativi e produttivi della città. Obiettivo che potrebbe cominciare a concretizzarsi a partire da una moratoria sulla costruzione di nuovi edifici e da un censimento del patrimonio abitativo e produttivo esistente. L’esaurimento delle aree previste per l’urbanizzazione o gli interessi degli speculatori non possono continuare ad essere l’unico movente per urbanizzare nuove aree; essendo innegabile che una buona amministrazione non può prescindere da una conoscenza dell’esistente e del suo utilizzo, allora di lì occorre partire attuando un censimento generale del patrimonio esistente per individuare abitazioni e capannoni non utilizzati e una mappatura dei siti, interni all’area urbanizzata, inutilizzati o da recuperare. Benché il sindaco avesse, in occasione delle risposte date al questionario, espresso delle riserve sulla realizzabilità del censimento delle abitazioni, riteniamo che tale obiettivo vada riproposto, sia perché strumento essenziale per la programmazione sia perché potrebbe, con ogni probabilità, consentire al Comune di recuperare delle entrate andando a sanzionare le situazioni irregolari e attraverso il recupero dell’ICI. In ogni caso, dal momento che il censimento dei capannoni produttivi e commerciali sembra essere di più
facile realizzazione, si potrebbe dare immediato corso alla sua realizzazione vincolando la costruzione di nuove strutture al pieno utilizzo di ciò che già esiste. Per ciò che riguarda la moratoria, giudicata dal sindaco “sic et simpliciter … impropria”, riteniamo che essa vada perseguita almeno per ciò che riguarda gli edifici produttivi e commerciali, mettendo contemporaneamente in atto tutte le misure possibili perché l’urbanizzazione delle nuove aree previste proceda almeno a ritmo non superiore di quello dei nuovi arrivi e che la tipologia residenziale corrisponda alla domanda effettiva. Una eventuale riduzione delle entrate legate agli oneri di urbanizzazione potrebbe essere almeno mitigata dal recupero dell’ICI di cui si accennava sopra, nonché dalle entrate e/o dai risparmi derivanti, ad esempio, dall’installazione di impianti fotovoltaici su aree pubbliche, essendo ragionevole impegnare tali nuove risorse proprio in questa direzione. La moratoria deve essere estesa anche alle cosiddette grandi opere e in maniera prioritaria alla realizzazione di nuove strutture viarie, dal momento che esse finiscono inevitabilmente per fungere da stimolo all’edificazione delle aree circostanti. In tal senso il no alla nuova circonvallazione della città, a quella di Levaldigi (se ancora possibile) e al raccordo autostradale rappresentano sicuramente uno dei nodi cruciali per il futuro sviluppo della città e, nel contempo, un atto concreto che può salvare ettari di buona terra e dare un forte segno del cambiamento nel progettare il nostro futuro. Il problema della viabilità andrà ripensato attraverso una coerente progettazione almeno provinciale e comunque valutando tra i possibili scenari futuri quelli della decrescita.
Allo stesso modo anche l’arginatura del Mellea, come qualsiasi altro intervento sui fiumi, dovrebbe essere ripensata partendo dal principio del rispetto di una risorsa che, come la terra, deve essere difesa dal tipo di utilizzo fatto finora. Gli interventi dovranno essere quindi valutati in un’ottica che tenda a restituire al fiume ciò che il sedicente sviluppo gli ha tolto in termini di superficie, varietà delle forme di vita, funzionalità, nonchè di fruibilità per i cittadini. Infine, per quanto riguarda la programmazione pensiamo che, essendo all’inizio del mandato, sia possibile porsi come obiettivo la stesura di un Prg mirato a non occupare altro suolo agricolo, quindi a crescita zero. A favorire il conseguimento di tale obiettivo risulta determinante, a detta di coloro i quali lo hanno raggiunto (vedi l’esperienza di Cassinetta di Lugagnano), l’attivazione della partecipazione dei cittadini. Partecipazione che deve essere ricercata ben al di là di ciò che è previsto dalle leggi urbanistiche come tempi, modalità e finalità. Infatti, deve essere volta a favorire la presa di coscienza dei problemi legati al nostro attuale modo di consumare il territorio, a condividere scelte che non possono essere confinate solo ed esclusivamente nell’ambito edilizio o urbanistico. Potrebbe essere attivata attraverso modalità che possono andare dal dibattito pubblico, al coinvolgimento della scuola, da mostre e convegni all’apertura della partecipazione delle associazioni e degli stessi cittadini ai lavori delle commissioni. I cittadini devono, inoltre, essere informati attraverso dibattiti, congressi, coinvolgendo le istituzioni scolastiche e le associazioni, per combattere la cattiva informazione televisiva e commerciale che li martella proponendo stili di vita consumistici ed amorali. Le iniziative dello scorso anno promosse dalla Consulta ecologica e Coldiretti su km0, decrescita, mense biologiche e acqua in caraffa, che hanno visto la partecipazione di Luca Mercalli, Maurizio Pallante e molti altri autorevoli relatori sono stati un ottimo inizio. Occorre però anche promuovere attivamente l’assunzione di nuovi stili di vita, puntando sulla costruzione di una nuova alleanza con i cittadini, attraverso la promozione di gruppi di acquisto, di botteghe del commercio equo e solidale, delle farmer market, delle associazioni di volontariato, delle banche del tempo, dei produttori biologici locali, delle fattorie didattiche, dei prodotti a km0, ecc… con la finalità di entrare nella quotidianità di ciascun abitante al fine di stimolare nuovi stili di vita improntati a sobrietà e buon senso, come accenneremo ancora fra poco. Non si tratta quindi semplicemente di informare nei tempi previsti dalla legge e rispondere alle osservazioni presentate! Uno strumento indispensabile per portare avanti un progetto di tutela del territorio sono le persone che intendono portarlo avanti. Fondamentale, ad esempio, è la capacità di coinvolgimento emotivo che la parte politica deve saper stimolare in quella amministrativa: una amministrazione politicamente sensibile e con un forte desiderio di mettere in atto delle iniziative per ridurre l’impronta ecologica del Comune, farà molta fatica a tradurre le buone idee in atti amministrativi concreti, se manca una forte alleanza con i funzionari dell’ente. Il punto di partenza è quindi la formazione del personale preposto sulle nuove normative che, specie in materia di ambiente, sono quasi sempre disattese.

3 – Rapporto città- campagna e uso del centro cittadino

In ogni caso ci sembra necessario legare l’obiettivo di non consumare più territorio agricolo alla effettiva valorizzazione dell’attività più proprie che esso consente. In questa prospettiva si impone la necessità di riconsiderare il territorio rurale non come un elemento residuale nei processi di sviluppo locale, ma come un “pieno” di risorse culturali e ambientali la cui tutela e riproduzione diviene elemento strategico per innalzare la qualità abitativa degli insediamenti e perseguire forme di sviluppo locale incentrate sulla identità e vivibilità dell’insediamento stesso. In effetti il territorio rurale incide in maniera determinante su numerosi aspetti della qualità della vita della città avendo, ad esempio, un ruolo determinante in quanto polmone verde, svolgendo una funzione di corridoio ecologico a valenza paesistico-ambientale, se fruibile, può essere luogo di attività culturali, sportive e di svago e inoltre, recuperando la sua funzione di dispensa alimentare della città, può elevare la qualità dei consumi alimentari ed incidere in maniera positiva economicamente sia per gli agricoltori che per i cittadini. La necessità di riconsiderare il rapporto col territorio rurale è dettata dal fatto che il modello di sviluppo che la città ha seguito negli ultimi venti anni, supinamente adattandosi al modello padano, è quello di una conurbazione continua che ha già segnato pesantemente il territorio nel suo sviluppo parallelo alle arterie stradali principali in direzione di Saluzzo, Marene, Cavallermaggiore e Genola. La riconsiderazione del territorio implica prendere coscienza dell’integrazione delle sue tre funzioni principali: dimensione ambientale (ecosistemica), quella economica (agroalimentare) e culturale (storica, paesistica e sociale). In questa direzione di lavoro l’agricoltura tende ad essere proposta come “cura e coltura” del territorio: non solo produzione appropriata di beni primari, ecologica e caratterizzata localmente, ma anche contestualmente difesa del territorio e dell’ambiente. Infine, il recupero di un rapporto non solo speculativo ed edificatorio col territorio deve essere saldato con un’azione volta a favorire l’acquisizione di nuovi stili di vita attraverso la formazione e l’azione, sempre più diffusa di reti di attori locali che esprimono nuovi stili di vita e nuove modalità di consumo e di rapporto diretto con la produzione; e quindi di pratica di reti di commercializzazione “corte” e sensibili alla qualità e alla caratterizzazione locale del prodotto. Si citano a tal proposito proposito le “reti di acquisto” ed i “distretti di economie solidali”, le farmer market ed altre forme analoghe fondate anche su strutture alternative di credito (“banche etiche” e simili ) che iniziano ad “uscire dalla nicchie” di sperimentazioni pioniere e che contaminano più ampi cerchi di soggetti e di forme di organizzazione sociale e produttiva. La stessa Regione Piemonte ha ultimamente promosso alcune interessanti iniziative volte a finanziare interventi in questa direzione che potrebbero essere adeguatamente valorizzati dall’azione dell’amministrazione comunale.
Per perseguire forme di sviluppo locale incentrate sulla identità e vivibilità dell’insediamento stesso, è necessario accostare al problema del recupero del rapporto città-campagna anche quello del recupero del centro cittadino come luogo di una vita sociale diversa che non deve prevedere, come lascia intravedere l’attuale modello di sviluppo, l’espulsione dei cittadini saviglianesi proprio dall’uso del cuore della città. Infatti, la trasformazione del centro in luogo di shopping, magari con un bel parcheggio sotterraneo in piazza del Popolo, non può che significare l’impoverimento del tessuto sociale, riservando l’uso del centro cittadino, trasformato in un luccicante negozio, a coloro che, possibilmente in massa e da fuori Savigliano, verranno a far spesa o ai sempre auspicati turisti. Tale tendenza, che dopo le grandi città e i centri turistici più importanti, sembra riguardare ormai anche le città di dimensione minori, finisce per imporre ai residenti l’uso dei “non luoghi” della periferia, i grandi centri commerciali per la spesa, per il parrucchiere, ecc…, le multi sale per il divertimenti, i locali serali, dove hanno luogo tutte le attività che prima li portavano in centro facendone il luogo naturale delle relazioni sociali.
Ripensare lo sviluppo del centro cittadino e il rapporto città-campagna significherebbe sicuramente trasformare l’amministrazione di Savigliano in un laboratorio di proposta di nuove relazioni produttive e ambientali e contemporaneamente di nuove relazioni sociali e nuovi stili di vita.

4 – Nuove norme edilizie

Benché il non occupare altro suolo agricolo debba essere l’obiettivo principale accanto ad esso dovranno essere perseguiti almeno: il risparmio energetico, la disincentivazione dell’uso del calcestruzzo e di altri inerti di cava, il mantenimento della permeabilità dei suoli e del verde anche nelle aree urbanizzate, il miglioramento dell’inserimento nel paesaggio di ciò che è già esistente e di ciò che viene costruito. A queste ultime tematiche vogliamo dedicare ancora alcune riflessioni, partendo dalla convinzione che esse vadano e possano essere affrontate fin da ora modificando l’attuale Regolamento Edilizio per estendere a tutta la realtà comunale ciò che è già stato parzialmente anticipato e previsto nella variante n° 23 al P.R.G. vigente pubblicata in data 23 dicembre 2009 al punto 9.
In tempi più lunghi, poiché la transizione verso un modello energetico nel quale il peso dei consumi legati al settore delle costruzioni si riduca significativamente è una prospettiva che non possiamo più considerare in discussione, sarà necessario giungere alla redazione di un Regolamento Edilizio Sostenibile e di un Piano Energetico Comunale.

Regolamento Edilizio Sostenibile
E’ necessaria perciò una profonda revisione del Regolamento Edilizio vigente tenendo conto degli scenari che le fonti rinnovabili e le tecnologie del risparmio permettono di realizzare. Il nuovo Regolamento Edilizio Comunale deve rappresentare uno dei migliori indicatori di questo processo, in quanto costituisce uno snodo delicatissimo dell’azione amministrativa a cui guardano tutti gli attori del processo edilizio e nel quale si devono incrociare le competenze in materia di urbanistica, edilizia ed energia di Stato, Regione e Comune.
In particolare è fondamentale:

– privilegiare il rapporto tra l’edificio e l’ambiente operando sull’orientamento degli edifici, sfruttando risorse energetiche rinnovabili quali la radiazione solare nei mesi invernali, adottando nella progettazione strategie atte a ridurre gli effetti indesiderati della radiazione solare nei mesi estivi, favorendo la realizzazione di tetti verdi e utilizzando tecniche che favoriscano la ventilazione naturale;
– sfruttare le tecnologie per l’efficienza energetica (es. allacciamento al teleriscaldamento, la cogenerazione, il solare termico, l’installazione di pompe di calore e l’uso di piccoli impianti a biomassa per il riscaldamento domestico.);
– incentivare l’uso di materiali da costruzione di provenienza e produzione locale e/o riciclabili o comunque porre maggiore riguardo all’origine dei materiali impiegati e del loro ciclo di vita e disincentivare l’uso di materiali ad alto impatto ambientale quali il calcestruzzo ed altri inerti di cava;
– tutelare il mantenimento della permeabilità dei suoli nelle aree urbanizzande mediante l’individuazione di un indice di permeabilità delle aree stesse;
– favorire l’utilizzo delle tecnologie per il risparmio idrico (es. riduttori di flusso, cassette di scarico dei wc con doppio pulsante per due diversi volumi d’acqua) e il recupero delle acque piovane per la manutenzione delle aree verdi pubbliche e private, per l’alimentazione integrativa delle reti antincendio e per gli autolavaggi (intesi sia come attività economica che per l’uso privato) per tutti gli edifici di nuova costruzione la cui copertura sia superiore ai 100 metri quadrati.
– prevedere il recupero:
– delle acque nere/grigie opportunamente trattate, limitando lo scarico nelle reti fognarie e prevedendo la predisposizione di idonei sistemi di pre-trattamento, pozzetto di ingresso, vasca di fitodepurazione impermeabile, pozzetto di uscita;
– delle acque meteoriche mediante l’adozione di adeguata cisterna interrata per la raccolta ed il successivo riutilizzo delle stesse per irrigazione aree verdi, orti, pulizia cortili o per la creazione di rete idrica parallela per usi non alimentari;
– introdurre sistemi di contabilizzazione individuale obbligatoria del consumo d’acqua potabile, così da garantire che i costi per l’approvvigionamento di acqua potabile sostenuti dall’immobile siano ripartiti in base ai consumi reali effettuati da ogni singolo proprietario/locatario, favorendo comportamenti corretti ed eventuali interventi di razionalizzazione dei consumi (tariffe variabili a seconda di quanto si consuma). Tale obbligo deve sussistere per le nuove costruzioni e per gli edifici esistenti in caso di rifacimento della rete di distribuzione dell’acqua potabile.
– sostenere la diffusione del fotovoltaico integrato negli edifici e nel contempo impedire l’uso di terreno agricolo per tale utilizzo

Inoltre per promuovere la sostenibilità in edilizia è necessario prevedere incentivi che si possono sostanzialmente distinguere in tre principali tipologie:
– la prima è quella relativa agli sconti sugli oneri di urbanizzazione;
– la seconda riguarda premi volumetrici, per i quali in base ai miglioramenti delle prestazioni energetiche si concede il volume edificabile;
– la terza è quella del finanziamento diretto attraverso bandi relativi ad alcune tipologie particolari di intervento.

Piano Energetico Comunale
Deve essere messa in atto la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e la riconversione dell’illuminazione pubblica innescando così una politica di efficienza energetica del patrimonio comunale.

5 – La modifica della percezione collettiva degli stili di vita prevalenti.

Da ultimo faremo ancora alcune proposte per quanto riguarda l’altro aspetto, secondo noi qualificante, dell’attività di una amministrazione comunale, ovvero l’azione per modificare la percezione collettiva degli stili di vita prevalenti. Percezione collettiva che indubbiamente, seppure lentamente, sta cambiando come dimostra anche solo il fatto che il manifesto nazionale del nostro movimento ha raccolto a Savigliano, con una campagna condotta praticamente del tutto personalmente da una sola attivista, quasi 100 firme. L’obiettivo di fermare il consumo del territorio deve, secondo noi, accompagnarsi ad un’azione volta a far prendere coscienza alle persone che la terra, e tanto più quella di ottime qualità agronomiche come quella saviglianese, è un bene esauribile ed insostituibile. Da questo punto di vista potrebbe essere molto utile un’azione volta a diffondere il consumo dei prodotti della campagna saviglianese tra i cittadini. Infatti, tale iniziativa potrebbe, da un lato, riavvicinare la città alla sua campagna ricreando un rapporto che è sparito solo negli ultimi 40-50 anni, consentire di aprire un discorso sui consumi e sul loro impatto ambientale (trasporti, imballaggi, ecc), creare un rapporto diretto consumatore-produttore (che potrebbe essere occasione per mettere in discussione alcune ferree leggi del nostro sistema economico), nonché, con ogni probabilità, costituire una risposta alla crisi dell’agricoltura locale ma anche alle difficoltà economiche dei cittadini create dal perdurare della crisi generale. In tale senso proponiamo che il comune si faccia promotore di almeno due iniziative:
– favorire, mettendo a disposizione i locali e/o i distributori, detassando, semplificando l’iter burocratico, con una campagna di sensibilizzazione, l’installazione di numerosi (almeno 5 o 6) distributori di latte fresco e yogurt proveniente dalle aziende saviglianesi – operare per l’apertura di un laboratorio per la lavorazione e di uno o più spacci di vendita dei prodotti
(ortaggi, carni, frutta, uova) riservato ai produttori locali
Tali strutture dovrebbero anche diventare dei punti d’informazione, gestiti da un gruppo di volontari sensibilizzato, per discutere le tematiche di cui accennavamo sopra. Un’occasione analoga è costituita, a nostro parere, dalla possibilità per il comune di farsi promotore della creazione di un gruppo d’acquisto volto alla creazione e alla gestione di piccoli impianti fotovoltaici. Tale iniziativa potrebbe infatti consentire di sensibilizzare i cittadini sui problemi energetici, nonché costituire un’esperienza di collaborazione capace di incidere su stili di vita che spesso si presentano più competitivi che collaborativi.

Obiettivi amministrazione

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