Articolo 41: diritti e responsabilità

L’articolo 41 della Costituzione italiana regola l’attività economica in ambito pubblico e privato e sancisce la libertà dell’iniziativa economica in modo che non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale”.
Di questo articolo è stata recentemente proposta una modifica da parte del governo, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare l’economia attraverso una liberalizzazione e deregolamentazione dell’iniziativa delle imprese.
La proposta di modifica costituzionale introduce il valore della “responsabilità personale” in materia di attività economica e limita gli interventi regolatori dello stato a controlli “ex-post”, ovvero eventuale controllo della regolarità solo a opera ultimata. Questa modifica è presentata come necessaria per liberarsi dalla “zavorra” burocratica che impedisce all’Italia un reale sviluppo economico, salvandola da un inevitabile declino. Al di là dell’innegabile ingombro burocratico (risolvibile anche attraverso una semplice legge ordinaria, senza scomodare principi costituzionali) in realtà questa “zavorra” include anche quei fondamentali diritti che costituiscono e difendono il tessuto stesso di una società civile (le regole non sono d’altronde un’ingiusta vessazione ma una difesa essenziale per tutti, irrinunciabile anche in crisi profonde come quelle che viviamo).
Questa deregolamentazione non risulta, a nostro parere, altro che una riduzione dell’effettivo potere di controllo e coordinazione che lo stato può esercitare sull’iniziativa privata. Si vorrebbe, in sostanza, rendere assoluta la libertà degli imprenditori privati e cancellare i contrappesi che tutelano l’utilità sociale e il rispetto della dignità umana che la nostra costituzione invece impone. Ciò rende inevitabilmente più difficile garantire alcuni principi fondamentali come la tutela del paesaggio (prevista dall’articolo 9) o il principio di “utilità sociale” dell’impresa e della proprietà (previste dall’articolo 42 e dal 41 stesso).
Nella relazione che accompagna questa proposta l’introduzione di questi principi viene vista come necessaria per raggiungere lo sviluppo (inteso unicamente nel suo valore economico) e come via per giungere a una liberazione dell’individuo, presupponendo che l’attività economica non controllata possa autoregolarsi ed essere volta al raggiungimento del bene comune.
Proporre una sostanziale identificazione tra libertà individuale e interesse collettivo significa, secondo noi, non tenere conto dei limiti e delle contraddizioni che tale identificazione comporta all’interno di un sistema capitalistico che, lasciato a se stesso, antepone il profitto a qualsiasi valore; in quest’ottica “considerare il bene comune non più come monopolio esclusivo del potere pubblico, ma come un’auspicata prospettiva della responsabilità personale” appare contradditorio.
Pensiamo che il perseguimento del bene comune possa essere realmente tale, non tanto se affidato al potere pubblico o, tanto meno, alle imprese, quanto se supportato da un adeguato modello di democrazia partecipativa nel quale la responsabilità personale diventi responsabilità sociale, senza bisogno di una rappresentanza a cui delegare l’effettivo potere decisionale.
Affidare i beni comuni (intesi come risorse materiali,culturali,paesaggistiche …) e il principio di utilità sociale a una logica mercificatrice che li intende unicamente come mezzi per raggiungere un profitto, riservato a pochi, e non come mezzo per raggiungere un benessere collettivo, avrebbe delle conseguenze devastanti. Per quanto riguarda l’edilizia, per esempio, l’articolo, permettendo una totale autocertificazione delle attività, e riducendo l’azione di controllo pubblico alla sola funzione “ex-post”, ridurrebbe l’effettivo potere di controllo e pianificazione degli enti pubblici in materia di urbanistica e rispetto del territorio, dando via libera ad un’azione selvaggia di speculazione, con le inevitabili conseguenze sul paesaggio urbano e rurale.
Noi pensiamo che questa modifica non sia solo una sorta di alleggerimento burocratico o una via di liberazione dell’individuo, ma implichi una grande svolta in senso neoliberista ( già tentata in passato dall’attuale maggioranza) e verso una diversa concezione della gestione dei beni collettivi.
Per andare nella direzione opposta, ovvero verso una concezione di partecipazione collettiva ai vari aspetti che regolano la nostra vita (politica,economia …) e alla tutela dei beni comuni (non sottoponendoli quindi alla legge del mercato), pensiamo che si possa agire anche a livello individuale, prima di tutto responsabilizzando il nostro agire quotidiano e, per quanto riguarda il discorso dei beni pubblici in particolare, partecipando e sostenendo l’ormai prossimo referendum contro la privatizzazione dell’acqua che rappresenterà sicuramente un importante momento per fermare chi in nome della libertà dai vincoli per l’iniziativa delle imprese sta distruggendo, invece di rafforzarlo, ciò che ci consente di vivere insieme.

I giovani del nodo saviglianese di “Stop al consumo del territorio

INDIETRO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: