Incoerenza e assurdità: alcune ragioni per boicottare Expo 2015

Expo 2015 sembra essere un evento al quale non si può non partecipare: da mesi viene presentato come un’occasione unica per il rilancio dell’Italia e un’opportunità irripetibile sotto tutti i punti di vista.
A nostro parere, tuttavia, questa manifestazione presenta una serie di forti contraddizioni sulle quali forse sarebbe opportuno riflettere e che ci conducono a schierarci contro la retorica ufficiale chiedendo  ai nostri concittadini di non parteciparvi.
Non intendiamo dilungarci sui fenomeni criminali di corruzione e speculazione che hanno interessato Expo come tutte le altre grandi opere realizzate in Italia, così come ci limitiamo semplicemente a ricordare che il totale di denaro pubblico speso per le «Opere infrastrutturali essenziali Expo Milano 2015» ammonta a 12 miliardi di euro. Tutto ciò in concomitanza coi sistematici tagli operati dal governo Renzi e da quelli che lo hanno preceduto alla sanità pubblica  e alla scuola pubblica.
Ma ciò che ci preme sottolineare è la distanza abissale tra le idee di cui la manifestazione si fa promotrice e i reali interessi a cui risponde.
Sul sito internet di Expo si legge che «i Paesi partecipanti mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri». Troviamo innanzitutto tristemente ironico il fatto che la risposta alla domanda “Come nutrire il pianeta?” sia affidata a multinazionali che sono tra le principali cause dell’attuale crisi alimentare del pianeta: Coca Cola, Nestlè, Monsanto, McDonald figurano infatti tra i principali finanziatori dell’evento. La Monsanto, per esempio, detiene il monopolio del mercato mondiale di pesticidi, erbicidi chimici e sementi OGM ed è una delle principali promotrici delle devastazione del territorio attraverso la promozioni delle monocolture e dell’agricoltura intensiva distruggendo la biodiversità e lasciando sul lastrico i produttori locali. Più che “nutrire il pianeta” lo scopo di queste multinazionali sembra essere quello di riempire le tasche dei loro azionisti affamando le popolazioni più povere, agevolando la diffusione sul mercato di cibo spazzatura per i paesi progrediti e raffinati prodotti bio per pochissimi (quest’ultima parte affidata ad affaristi puri come Farinetti e la sua Eataly o a gente da cui ci si sarebbe aspettato sicuramente una maggiore serietà come Carlo Petrini e Slow Food).
In secondo luogo, è altrettanto ironico che per discutere su come nutrire il pianeta si sia iniziato con la costruzione di una nuova gigantesca area appositamente dedicata:  più di  100 ettari dell’hinterland milanese sono stati cementificati a questo scopo (a cui occorre aggiungere almeno le aree per le infrastrutture viabilistiche, autostrade, tangenziali, bretelle a scorrimento veloce) . Cementificare terreno agricolo (processo che, vogliamo ricordare, è praticamente irreversibile) significa infatti distruggere per sempre una delle risorse per noi più importanti: senza terreno fertile non c’è agricoltura nè cibo.
Infine, è importante a nostro avviso svolgere una considerazione di carattere generale sulla retorica che accompagna Expo e che ne sta garantendo estrema notorietà prima ancora che esso venga inaugurato.
Con ogni probabilità, come è successo per le Olimpiadi di Atene per la Grecia, più che un fattore di rilancio anche Expo 2015 non farà che aggravare la crisi italiana, avendo drenato risorse pubbliche per il profitto privato dei soliti protagonisti delle “grandi opere”, generato enormi debiti per gli enti pubblici coinvolti, e in ogni caso sarà stato un potente strumento per affrettare quelle politiche antidemocratiche che si cerca di imporre con la scusante della crisi. Un esempio lampante di ciò sono sicuramente le condizioni di lavoro (bassi stipendi, mancanza di diritti, sfruttamento) imposte prima a chi ha costruito edifici strutture e ora a chi, in primis i giovani, deve gestire gli aspetti organizzativi  della manifestazione.
La  retorica che accompagna Expo 2015 è invece quella della crescita economica: il successo della manifestazione, sembrano dirci televisioni e giornali, è garantito dal fatto che, indipendentemente dai suoi contenuti, l’Expo sarà inevitabilmente causa di un’enorme “giro” di denaro e di merci. Un enorme boom di consumi (i visitatori attesi sono 20 milioni) che nel giro di sei mesi sarebbe in grado di dare una spinta vitale alla nostra economia da tempo avvilita. La nostra convinzione è che, se si vuole dare una risposta seria e concreta a quelle che, come si legge sempre sul sito dell’Expo, sono le «principali sfide dell’umanità», occorre innanzitutto sovvertire la logica che abbiamo appena descritto. Fino a quando la quantità di merci che viene consumata (o sprecata?) sarà l’unico criterio per valutare una buona economia, non sarà possibile realizzare quell’inversione di tendenza necessaria a redistribuire le risorse a livello mondiale e ad limitare la minaccia (ormai sempre più seria) della crisi ambientale e alimentare.
Tutto ciò ci sembra più che sufficiente per trasformare l’invito a partecipare in un veramente etico invito a boicottare Expo 2015.

“Stop al consumo di territorio – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”

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