Perchè no al fotovoltaico su terreni agricoli

Produrre energia elettrica con l’uso di pannelli fotovoltaici è una pratica che si sta sempre più diffondendo, anche grazie a sostanziosi contributi, e alla quale non si può che guardare con favore, dal momento che si utilizza una fonte energetica inesauribile, il sole, e si contribuisce in modo sostanziale alla riduzione di emissione in atmosfera di gas serra.
Accanto alla creazione di piccoli impianti localizzati sui tetti degli edifici, però, stanno ora iniziando a proliferare le richieste di autorizzazione alla creazione di impianti a terra, denominati un po’ eufemisticamente “parchi fotovoltaici”: si tratta di schiere di pannelli disposti in file parallele con adeguato orientamento, sopraelevati rispetto al piano di campagna.
Savigliano non è esente da questo fenomeno, infatti è già stata presentata la richiesta per un impianto che occuperebbe una superficie di tre ettari su un terreno precedentemente adibito a frutteto.
Come movimento “Stop al consumo di territorio” abbiamo discusso e ci siamo confrontati con altre realtà interessate da progetti analoghi, giungendo alla conclusione che sia fondamentale dire un tassativo NO a tali realizzazioni, per molte ragioni, la prima delle quali è: perché occupare suolo agricolo per realizzare impianti che possono trovare spazio (e quanto!) su superfici già irrimediabilmente compromesse dal punto di vista naturale, come ad esempio i tetti dei capannoni?

Il no agli impianti fotovoltaici che consumano suolo è stato pronunciato anche da coloro che sono intervenuti al convegno “Fotovoltaico sì, ma dove?” tenutosi il 3 luglio a Carmagnola, organizzato per mettere a confronto voci diverse su un problema che sta toccando la città molto da vicino: la giunta comunale ha infatti deliberato un parere negativo nei confronti di una richiesta di costruzione di un impianto a terra di 7 ettari (tra l’altro il sindaco riferiva che stanno arrivando altre domande: 30 ettari da una ditta tedesca, 40 ettari verso Ceresole,..).
L’assessore regionale all’ambiente De Ruggiero, presente all’incontro, ha sottolineato che uno degli obiettivi che la Regione si è data è quello di rallentare il consumo di suolo, per cui si è espresso con un chiaro no agli impianti fotovoltaici nei campi, suggerendo invece come impianti a terra si possono fare su aree già irrimediabilmente compromesse, come le discariche o le cave esaurite (ne stanno realizzando sulle cave di Balangero); il Presidente della Provincia di Torino ha sottolineato che l’indirizzo che si sono dati è quello di contrastare in ogni modo il consumo di suolo agricolo; nella stessa direzione si è espresso Cesare Serafino della Confagricoltori, parlando anche a nome delle altre associazioni di categoria.
Il motivo fondamentale della nostra posizione nettamente contraria è ovviamente che la creazione dei “parchi” comporta consumo di suolo (non così semplicemente restituibile alla natura o all’agricoltura ed esaurimento dell’impianto…), consumo di spazio (bene preziosissimo nei nostri territori così densamente antropizzati), e in definitiva presenta una contraddizione di fondo: quella di ricorrere ad una fonte energetica rinnovabile consumando però un’altra risorsa non riproducibile, il suolo!
Ci sono poi altre considerazioni da fare:
– L’impatto sul paesaggio determinato da ettari di filari di pannelli, al di sotto dei quali nel migliore dei casi ci può essere un prato nel quale però la biodiversità sarà sicuramente ridotta, dal momento che si crea un microclima sfavorevole; quando invece i pannelli sono integrati nei tetti l’impatto visivo è minimo e quello ambientale nullo
– I contributi che vengono elargiti per promuovere giustamente la diffusione delle energie rinnovabili provengono da una quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica (CIP6): sarebbe più giusto che venissero ripartiti in piccole quote per finanziare piccoli impianti famigliari piuttosto che assorbiti da grandi impianti costruiti a scopo speculativo. Davide Burdisso della Cooperativa Retenergie chiedeva a Carmagnola: è meglio dare come incentivo 1.300.000 euro/anno a beneficio di un’unica persona o 1.300 euro a mille famiglie?
– La diffusione di piccoli impianti, nei quali le famiglie diventano produttrici di energia, stimola la consapevolezza dei propri consumi e l’acquisizione di stili di vita energeticamente sostenibili
– La creazione di grandi impianti su suoli agricoli, infine, non può che determinare un grave squilibrio nel mercato degli affitti agrari, dal momento che già ora l’affitto di un terreno per impianti fotovoltaici è circa il triplo di quello normale
Abbiamo presentato le nostre osservazioni all’amministrazione di Savigliano, chiedendo che si esprima con un netto no alla costruzione di qualsiasi parco fotovoltaico a terra che vada ad occupare suolo agricolo, che individui le forme adatte a favorire da una parte la creazione di piccoli impianti famigliari, dall’altra la realizzazione di impianti anche di grandi dimensioni su superfici già sfruttate per altri scopi, come tetti di capannoni, supermercati e centri commerciali, parcheggi e altri terreni già sottratti all’uso agricolo e impermeabilizzati.
Suggeriamo infine che sia il Comune stesso a realizzare impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici, magari con sistemi di raccolta di finanziamenti tra i cittadini: sarebbe un’interessante forma di partecipazione collettiva alla produzione di energia!

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16 Risposte so far »

  1. 1

    spada giovanni said,

    Ho letto il vostro articolo mi dispiace ma sono completamente contrario a quanto affermate. In primo luogo vi informo che in Italia esiste la proprietà privata quindi i proprietari dei terreni possono decidere in piena autonomia l’uso delle loro proprietà. Attualmente il prezzo di una giornata usata per lo spandimento di liquami raggiunge le quotazioni del fotovoltaico. Il vostro comitato non si preoccupa dell’uso di terreni agricoli di I e II classe per lo sversamento dei liquami, secondo le vostre idee questi terreni dovrebbero essere usati per un agricoltura di pregio tanto è vero che le vostre campagne sono piene di campi di mais (complimenti per uso appropriato del terreno) Secondo la vastra idea bisognerebbe fermare lo speco dei terreni coltivati a mais o usati come deposito di liquame o no? La legge che regola il fotovoltaico è molto chiara e consente l’uso dei terreni agricoli. In oltre ad oggi l’uso dei terreni agricoli per il fotovoltaico non supera 0,8% del territorio cuneese. Non pensate di essere ridicoli, forse siete la solita associazione che nasce per essere contro senza sapere a cosa siete contro. Vi informo che oggi l’energia come il cibo sono un bene primario di uguale importanza forse per voi è meglio continuare ad usare il petrolio e arricchire le compagnie petrolifere. Vi propongo un idea questa sera quando tornate a casa spegnete tutti gli elettrodomestici e domani andate a lavorare a piedi o in bicicletta così veramente dimostrerete la vostra coerenza alle idee confuse espresse in questo articolo.
    Concludo ricordandovi che l’ambiente in questi hanni è stato danneggiato dagli stessi contadini che con le porcherie che continuano a sversare nei campi uccidono tutte le bio diversità.

    un saluto a tutti e buon fotovoltaico a terra… dai ritornate tra noi il futuro vi aspetta

  2. 2

    pier said,

    Il commento di Giovanni Spada mi sembra evidenziare benissimo come l’arroganza inevitabilmente si accompagni alle contraddizioni, all’ignoranza e a prospettive limitate.
    Contraddizioni: per quale ragione la proprietà privata, per cui “i proprietari dei terreni possono decidere in piena autonomia l’uso delle loro proprietà” (evidentemente il berlusconiano “ognuno padrone in casa sua”), è valida per il fotovoltaico ma non per i campi di mais? Ma, allora, quanto è piena ‘sta autonomia? Chi la stabilisce? Evidentemente gli interessi del signor Giovanni Spada!
    Ignoranza: ovvero completa disinformazione sulle cose di cui si pretende di trinciare giudizi. Infatti sulla necessità di indirizzare l’agricoltura verso le produzioni di qualità o, addirittura, di “riconsiderare il territorio rurale non come un elemento residuale nei processi di sviluppo locale, ma come un “pieno” di risorse culturali e ambientali la cui tutela e riproduzione diviene elemento strategico per innalzare la qualità abitativa degli insediamenti e perseguire forme di sviluppo locale incentrate sulla identità e vivibilità dell’insediamento stesso … per cui in questa direzione di lavoro l’agricoltura deve essere proposta come “cura e coltura” del territorio: non solo produzione appropriata di beni primari, ecologica e caratterizzata localmente, ma anche contestualmente difesa del territorio e dell’ambiente”, abbiamo fatto le nostre proposte. Basta leggersi il documento “Una proposta per non consumare suolo agricolo saviglianese” (disponibile sul sito e da cui proviene la citazione). Sicuramente però è più comodo concludere, per salvare le nostre opinioni, che gli altri sono” ridicoli .. la solita associazione che nasce per essere contro senza sapere a cosa è contro”.
    Direi che ridicolo è chi ha scritto senza prendersi la briga di informarsi!
    Prospettive. La nostra: per mantenere l’attuale modello di consumo a voler ammettere anche solo cinesi e indiani, cosa a nostro modo di vedere immorale nei confronti degli altri due miliardi e mezzo di persone che ancora ne rimarrebbero escluse poiché esse hanno per noi esattamente gli stessi bisogni e diritti di tutti gli altri, occorrerebbero altre sei Terre.
    Già adesso la domanda dell’umanità sulle risorse del pianeta supera del 30% la capacità rigenerativa del pianeta stesso e oltre tre terrestri su quattro, vivono in nazioni (e l’Italia è tra esse) che sono debitrici ecologiche (dati del WWF). Tra le risorse che non si possono rigenerare rientra sicuramente anche il suolo agricolo la cui formazione richiede millenni.
    Fotovoltaico: ci chiediamo non sarebbe forse un cosa “non ridicola” prima di destinare altro suolo agricolo ad usi impropri utilizzare per il fotovoltaico le superfici già compromesse (tetti di abitazione, capannoni, stalle, piazze, parcheggi, zone degradate, ecc..)? È stato calcolato che utilizzando la solo superficie già costruita sarebbe possibile produrre il 50% del fabbisogno energetico nazionale!
    La prospettiva di Giovanni Spada: il futuro senza se né ma e tantomeno perché! Ovvero affidare l’anima alla tecnologia!
    Un consiglio per migliorare la qualità della vita: abbandonare l’arroganza perché la piena autonomia deve garantirsela innanzitutto di chi vuol usare il cervello!

  3. 3

    Antonio said,

    Non mi intendo molto di fotovoltaico. Ritengo che in Italia siamo pieni di tetti di abitazioni, capannoni industriali ed edifici pubblici. Quello mi sembra il luogo idoneo per installare dei pannelli fotovoltaici. I campi servono per far crescere le piante non l’energia.

    In Italia la logica della proprietà privata ovvero ” a casa mia faccio quello che mi pare” è lo standard ……. e infatti si vedono i risultati : il territorio lo abbiamo disientegrato.

    Saluti

    Antonio

  4. 4

    pinuccio said,

    Sto’ seguendo con attenzione l’ evolversi dello sviluppo delle energie alternative essendo un fans del “NO AL NUCLEARE” ; ritengo il nucleare assolutamente PERICOLOSO per il futuro del pianeta. Quindi ben venga il fotovoltaico energia gratuita , infinita , sopratutto PULITA. E chiaro che occorre pero’ un regolamentazione.
    Penso che attualmente chi progetta di coprire interi ettari di territorio lo fa’ esclusivamente per il proprio tornaconto economico e non per l’ ambiente !!. Infatti il fotovoltaico rende grazie agli incentivi statali (stesso discorso vale per le altre fonti alternative) . In pratica per farla semplice, imprenditori investono grosse cifre su mega impianti per arricchirsi ancora di piu’ a discapito degli utenti normali. Non dimentichiamoci che gli incentivi sono ricaricati sulle bollette elettriche di tutti noi.
    Quindi NO a mega impianti e SI a piccole installazioni per uso privato.
    Si possono coprire interi tetti di capannoni, stalle , fabbriche etc. producendo centinaia di Kw per uso proprio. IN pratica bisognerebbe rendere obbligatoria l’ installazione sulle nuove abitazioni come avviene gia’ in alcuni paesi della germania.
    Ricordo che 8 metri quadri di tetto sono sufficienti per 1 kw/h e che il settore è in continua evoluzione quindi a breve avremo rendimenti ancora piu’ elevati.
    Sul discorso della proprietà privata .. be li il discorso è molto semplice basta disincentivare l’ installazione dei pannelli allungando il ritorno economico sui dieci anni …e si torna a produrre pomodori…..

  5. 5

    Fabio said,

    Anche io sono contro il nucleare e sono un progettista d’impianti fotovoltaici.
    Mi rendo conto degli effetti antiestetici di impianti a terra ma si tenga ben presente che per ovviare alle installazioni di centrali nucleari, le sole installazioni su superfici gia’ adibite al civile non sono sufficienti. Tali installazioni possono essere sufficienti per rendere autonomi privati ma non sono di certo sufficienti per sopperire alle esigenze totali del paese.
    E’ evidente che non e’ possibile pensare che ognuno possa fare quello che vuole sulla propria proprieta’: comunque le cose sono controllate e lo saranno sempre. Il rischio grosso e’ che essendoci grossi tornaconti economici, ci siano raggiri che permettono a qualcuno di fare cio’ che vuole.
    Fatti con criteri intelligenti, anche questi impianti sono sostenibili come le altre soluzioni. Inoltre, spesso chi critica non pensa che il fatto che queste installazioni prendono tanto corpo e’ anche dovuto alla mancanza d’iniziativa da parte dei privati.
    E’ sicuramente molto bello sentire che ci sono tante persone contro le centrali nucleari, ma voi cosa state facendo per contribuire a fare in modo che si possa sopperire alle esigenze del paese? Stare ad aspettare non funziona, e quindi? Continuiamo ad importare energia dall’estero con enormi cavidotti che invece si che sono esteticamente fantastici ( ed oltretutto dannosi per chi sta nelle vicinanze di essi..e non poco) ?!?!?!!
    Il protocollo di kyoto parla chiaro e l’Italia ha aderito ad esso.. Idee, soluzioni?
    Se poi il fatto che qualcuno ci guadagni..che ci trovate di sbagliato? Se qualcuno ha il capitale per investire e se la sente d’investire, oltretutto creando posti di lavoro e benefici per il paese, perche’ deve essere additato come persona che pensa al solo tornaconto economico? Allora le speculazioni economiche a cui tutti i giorni siamo soggetti sono meglio?
    Il confronto solitamente e’ utile..ma se esso e’ solo orientato alla polemica..a che serve?
    Idee, soluzioni, proposte?

  6. 6

    Pinuccio said,

    In risposta a Fabio …
    Non mi va’ assolutamente di essere additato solamente come “polemico” e non “propositivo” in quanto mi ritengo
    semplicemente “realista”.
    E chiaro che il problema dell’ energia e troppo ampio per essere arginato in poche righe.
    Occorrerebbero ore e ore di dibattito che si tramuterebbero in un balletto di cifre,kilowatt,megawatt etc.
    Non sono uno di quelli che dice NO al nucleare e basta. Sono perito elettronico quindi qualche nozione di base sull’argomento
    penso di averla.
    So benissimo che il solare non risolvera’ il problema e che il raggiungimento dei fatidici 3 Gw con il fotovoltaico entro il 2016
    sono pura utopia e i costi per l’ eventuale raggiungimento di tale soglia sfiorano i 24 miliardi . (una centrale nucleare da 1 Gw
    costa sui 2 miliardi)…e chiaro che messa sui costi/kw/rendimento il nucleare sembra conveniente….
    Mi limito a presentare alcune riflessioni:
    1) Ammesso che si riesca a mettere su la prima pietra di una centrale nucleare oggi
    quando verra’ prodotto il primo KW di corrente ? conoscendo i sistemi “CRICCOSI (cioe’ della cricca) italiani sicuramente tra 20 anni o piu’
    con lievitazione di costi all’ infinito….
    2) L’ italia aveva tre centrali nucleari attive, dopo il referendum sono state chiuse con enorme sperpero del solito
    denaro pubblico, sai che fine hanno fatto le scorie ? cercatele su internet e vedrete che disastro… all’ italiana.
    3) L’ incidente di cernobyl del 26 aprile 1986 non ha insegnato niente ? E’ stato un errore umano quindi la centrale atomica SICURA non esiste
    almeno fino a quando c’è l’ uomo che le controlla.
    quindi basta anche un solo incidente grave per creare danni irreversibili al pianeta. E’ questo che vogliamo ?
    Gli affaristi del nucleare odierno fra 20 o 30 anni non ci saranno piu’e ai nostri figli e nipoti che vogliamo lasciare la merda nucleare ?
    che se la sbolognino loro !! E’ questo che vogliamo ?
    alcuni dati raccapriccianti presi da internet:
    Esempio di rifiuti a basso livello sono costituiti dagli indumenti usa e getta usati nelle centrali nucleari;
    il 90% dei rifiuti radioattivi prodotti appartengono a questa categoria, ma contengono solo il 1% della radioattività di provenienza antropogenica.
    Rifiuti a livello intermedio sono costituiti ad esempio dall’incamiciatura del combustibile, richiedono schermatura,
    e costituiscono il 7% del volume dei rifiuti radioattivi prodotti nel mondo (ma contengono solo il 4% della radioattività).
    Al contrario le scorie ad alto livello costituiscono solo il 3% del volume prodotto nelle attività umane,
    ma contengono il 95% della radioattività.
    Tipico esempio è costituito dal combustibile esausto delle centrali nucleari.
    I 436 reattori nucleari presenti in 31 nazioni infatti producono annualmente migliaia di tonnellate di scorie.

    Un reattore del tipo PWR scarica annualmente da 40 a 70 elementi di combustibile,
    un BWR da 120 a 200 (rispettivamente 461.4 e 183.3 Kg di uranio per assembly).
    Infatti dopo 3 anni di permanenza all’interno del reattore il combustibile passa alle piscine di raffreddamento;
    si sono formati in totale circa 350 nuclidi differenti, 200 dei quali radioattivi.
    Si ha, in media, la seguente composizione:
    – 94% uranio 238
    – 1% uranio 235
    – 1% plutonio
    – 0.1% attinidi minori (Np, Am, Cm)
    – 3÷4% prodotti di fissione
    Si osservi che:
    – la radiotossicità del combustibile esausto decresce nel tempo e pareggia quella dell’uranio inizialmente caricato nel reattore
    solo dopo 250.000 anni;
    – il contributo maggiore alla pericolosità delle scorie è dato dal plutonio: l’80% dopo 300 anni, il 90 % dopo 500 anni;
    – dopo il plutonio i maggiori contributori sono gli attinidi minori (nettunio, americio e curio),
    che contribuiscono per un ordine di grandezza meno del plutonio ma circa mille volte più dei prodotti di fissione;
    – gli attinidi rappresentano dunque il maggiore pericolo potenziale delle scorie nucleari;
    tuttavia bisogna tener conto anche di alcuni prodotti di fissione quali alcuni isotopi dello iodio,
    del tecnezio e del cesio, data la loro maggiore mobilità nella biosfera e la loro maggiore affinità biologica (vie di ritorno per l’uomo).

    Dato che le scorie radioattive, al contrario dei rifiuti convenzionali, decadono nel tempo, si osserva che i prodotti di fissione
    sono pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il plutonio per circa 250.000.
    Per alleggerire il problema dello stoccaggio permanente delle scorie dei reattori nucleari è necessario quindi:
    – ridurre la formazione del plutonio;
    – bruciare quello già prodotto.
    A tale scopo sono state proposte varie soluzioni, fra le quali possono essere citati l’ADS (Accelerator Driven System),
    i reattori veloci ed ora anche i reattori HTR. Si noti che questo fenomeno è dovuto alla formazione degli elementi transuranici,
    in generale assai più radiotossici dell’uranio presente nelle miniere;
    si noti che le scorie high-level pareggiano la radioattività dell’uranio dopo 10.000 anni.
    e cosi’ via…
    Forse sarebbe meglio spiegare anche queste cose ai nostri figli, vedere il film “La guerra di cernobyl” e fermarsi un attimo a riflettere su come
    salvare veramente il pianeta.
    Tanto per cominciare (io l’ ho gia’ fatto) sostituiamo le lampadine a incandescenza e quelle alogene con quelle a basso consumo…un piccolo piccolo conto : 5 lampade da 100 w sostituite con 5 da 20 watt a basso consumo per ogni famiglia italiana (sono 23000000 stimate nel 2007) fanno un consumo istantaneo di 500w per le prime e 100watt per le seconde che portano un ipotetico consumo istantaneo per l’ italia di 11,5 GigaWatt per le prime e “solamente” 2,3 GigaWatt con le lampade a basso consumo…..continuo:
    Siccome la tecnologia gioca a nostro favore , sono gia’ a un buon livello le nuovissime lampade a LED che ridurrebbero ulteriormente il consumo globale !!!!
    Forse tra 20 anni non saranno piu’ necessarie le centrali nucleari e cosi’ via il discorso potrebbe continuare all’ infinito : discutiamone ma per favore le centrali nucleari lasciamole oltralpe….

  7. 7

    Fabio said,

    Ok..ma non si parlava di fotovoltaico e nn di centrali nucleari?
    Non era mia intenzione offendere o additare nessuno.
    Semplicemente visto che si parla di fotovoltaico a terra si o no, ho espresso la mia opinione. Non sono e non mi ritengo essere un luminare.
    Ognuno nel suo piccolo è giusto che faccia il suo: ma forse non è altrettanto giusto che chi può dare di più a questo paese lo faccia?
    Io sinceramentre questa cosa l’ho presa piuttosto a cuore e sto cercando di dare il mio contributo per fare in modo di EVITARE l’installazione delle centrali nucleari: allo stato attuale certo che sono convenienti e certo che sono sicure. Ne abbiamo diverse al confine che portano energia elettrica in Italia con grossi elettrodotti, che come ho già detto sono molto dannosi.
    Qui si stava discutendo sull’installazione di impianti fotovoltaici a terra, ed io dico che bisogna anche valutare gli effetti positivi di questi impianti e non solo quelli negativi. E come ho già detto di aspetti positivi ce ne sono tanti, tra cui evitare di installare centrali nucleari..forse..o almeno ridurne il numero.
    Quindi dico solo che prima di parlare di aspetti paesaggistici o economici si dovrebbe pensare ad un quadro più allargato: benefici e difetti.
    Io come già detto sono un progettista di impianti basati sulle energie alternative e dai discorsi che mi capita di fare con clienti mi rendo conto della poca convinzione delle persone.
    Se avete tempo andate a visitare il mio sito altenesolutions.com
    In ogni caso sono lieto di poter scambiare opinioni con chi ne avrà voglia.

  8. 8

    Pier e Alby said,

    In risposta a Fabio e Pinuccio,
    dal nostro punto di vista la prima cosa da fare, tanto per partire dalle soluzioni e dalle proposte, è quella di cambiare mentalità. Cambiamento che parte dal prendere coscienza dell’assurdità prodotte dalla tecnologia quando è indirizzata dalle logiche del profitto privato. Assurdità che condizionano pesantemente la qualità della nostra vita come ha ben dimostrato Illich a proposito dell’automobile quando scrive che “Dalle limitate informazioni che abbiamo potuto mettere insieme risulta che in ogni parte del mondo, non appena la velocità di certi veicoli ha superato la barriera dei 25 chilometri orari, ha cominciato ad aggravarsi la penuria di tempo legata al traffico. Una volta che l’industria ha raggiunto questa soglia critica di produzione pro capite, il trasporto ha fatto dell’uomo il fantasma che conosciamo: un assente che giorno dopo giorno si sforza di raggiungere una destinazione che gli è inaccessibile con i soli suoi mezzi fisici. Oggi la gente dedica una parte cospicua della propria giornata lavorativa a guadagnarsi il denaro senza il quale non potrebbe neanche recarsi sul lavoro”. “L’americano tipo dedica ogni anno alla propria auto più di 1600 ore: ci sta seduto, in marcia e in sosta; la parcheggia e va a prenderla; si guadagna i soldi occorrenti per l’anticipo sul prezzo d’acquisto e per le rate mensili; lavora per pagare la benzina, i pedaggi dell’autostrada, l’assicurazione, il bollo, le multe. Ogni giorno passa quattro delle sue sedici ore di veglia o per la strada o occupato a mettere insieme i mezzi che l’auto richiede.” “L’americano tipo investe queste 1600 ore per fare circa 12.000 chilometri: cioè appena sette chilometri e mezzo per ogni ora”.
    Le assurdità di questo tipo, prodotte dall’industrializzazione della nostra vita, sono ignorate per il fatto che i prodotti dell’industria, come la stessa automobile dimostra, diventano spesso degli status simbol e i nostri bisogni sono portati a coincidere con ciò che l’industria produce.
    Il cambiamento di mentalità che prospettiamo deve innanzitutto rimettere l’economia al suo posto come semplice mezzo per la vita umana e non come fine ultimo. Questo è reso necessario sia dal pericolo della distruzione delle condizioni di vita sulla terra ma anche per far uscire le nostre vite dalla miseria psichica e la società dall’ingiustizia sociale.
    Agli occhi dei sostenitori della decrescita, tra i quali Serge Latouche, occorre innanzitutto rivedere i valori in cui crediamo, e sulla cui base organizziamo la nostra vita, e adattare la produzione e i rapporti sociali in funzione del cambiamento di valori. I valori devono promuovere sia la ridistribuzione della ricchezza che nuovi stili di vita e di consumo, dal momento che ciò a cui dobbiamo aspirare è un miglioramento della qualità della vita e non una crescita illimitata del PIL. Qualità della vita che presuppone tutt’altra organizzazione sociale in cui le relazioni interindividuali prevalgono sulla produzione e sul consumo di prodotti inutili o nocivi, il tempo libero sul tempo dedicato al lavoro non creativo. Per iniziare occorre, ad esempio, far decrescere l’intossicazione consumista, i cibi industriali, la produzione di oggetti usa-e-getta, il traffico automobilistico, lo sviluppo dei beni materiali e di tutto ciò che serve solo a creare profitto per far crescere invece i servizi, le energie verdi, i trasporti pubblici, l’economia solidale, l’agricoltura biologica, la qualità della vita, delle relazioni, la dimensione dell’interiorità, della comprensione, della solidarietà. Le strategie per realizzare la società della decrescita, secondo Latouche, partono innanzitutto da un’operazione di “decolonizzazione” del nostro immaginario, colonizzato dal consumismo, che comporta una “diseconomizzazione” delle menti in modo da poter mettere al centro della vita umana altri significati e altre ragioni di essere che non siano l’espansione della produzione e del consumo.
    Il cambiamento di mentalità si può fin da ora tradurre nella proposta concreta di assunzione di nuovi stili di vita, individuali e comunitari, che si attuano innanzitutto nella resistenza nei confronti delle assurdità del sistema economico. Ad esempio, rifiutando l’amplificazione dello scambio tipico dell’economia capitalista globalizzata per cui una merce, tipo l’acqua minerale, viene imbottigliata al Nord e venduta al Sud e viceversa.
    Ci siamo sicuramente allontanati del problema del fotovoltaico o del nucleare parlando di prospettive e di valori non per far polemica ma perché crediamo che all’interno di queste vadano inquadrati anche i dati tecnici. Se il confronto avviene solo sui dati tecnici il rischio è quello di non mettere mai in discussione le logiche del sistema e i valori della nostra vita.

  9. 9

    Fabio said,

    Tutto assolutamente giusto quanto scritto. Ma perche’ no al fotovoltaico sui terreni?
    Anch’essi rientrano nelle politiche di prudurre cio’ che si consuma il piu’ vicino possibile a dove si consuma.
    Per quanto riguarda l’espansione del consumo e della produzione, e’ inevitabile in quanto l’uomo progredisce: ma vogliamo fare in modo che esso lo faccia in maniera da non danneggiare piu’ l’ambiente in cui vive?
    Perche’ si continua a dare contro a quello che potrebbe aiutarci a vivere meglio? E perche’ essere contro a scelte logiche e che fatte con criterio permetterebbero di salvaguardare l’ambiente? Non si parla solo di fotovoltaico a terra, ma qui la discussione puo’ essere molto allargata. Se ci spostiamo sugli stili di vita, i comportamenti delle persone che tutti i giorni lottano per portarsi a casa quello che gli occorre per vivere, gli sprechi a cui ogni giorno assistiamo, l’incoerenza delle persone che ci governano, .. e ce ne sarebbe da parlare per anni.
    E’ vero che non ci si puo’ basare solo sui dati tecnici, ma se si vuole arrivare ad una soluzione alla fine bisogna ben confrontarsi su essi.
    Quindi, modificare gli stili di vita per modificare le esigenze delle persone, modificare la politica basata sul consumismo del sistema..la vedo una strada non molto percorribile almeno non nell’immediato futuro. Se vogliamo essere obiettivi, direi che dovremmo cominciare a pensare a soluzioni attuabili il prima possibile.

  10. 10

    Pinuccio said,

    Domenica sera 20 settembre ore 21,10 rai 3 non perdetevi il programma di jacona sul “nucleare” . Aveva fatto la scorsa stagione un bel reportage sul fotovoltaico ed eolico ; cercando su internet probabilmente potrete rivederlo, molto interessante.

  11. 11

    Pier e Alby said,

    Come abbiamo già scritto il motivo fondamentale della nostra posizione nettamente contraria è ovviamente che la creazione dei “parchi” comporta consumo di suolo (non così semplicemente restituibile alla natura o all’agricoltura ad esaurimento dell’impianto…), consumo di spazio (bene preziosissimo nei nostri territori così densamente antropizzati), e in definitiva presenta una contraddizione di fondo: quella di ricorrere ad una fonte energetica rinnovabile consumando però un’altra risorsa non riproducibile, il suolo!
    Ci sono poi altre considerazioni da fare:
    – non sembra sensato produrre energia pulita nei nostri campi aumentando l’inquinamento in quanto diventa necessario importare i prodotti agricoli.
    – L’impatto sul paesaggio determinato da ettari di filari di pannelli, al di sotto dei quali nel migliore dei casi ci può essere un prato nel quale però la biodiversità sarà sicuramente ridotta, dal momento che si crea un microclima sfavorevole; quando invece i pannelli sono integrati nei tetti l’impatto visivo è minimo e quello ambientale nullo
    – I contributi che vengono elargiti per promuovere giustamente la diffusione delle energie rinnovabili provengono da una quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica (CIP6): sarebbe più giusto che venissero ripartiti in piccole quote per finanziare piccoli impianti famigliari piuttosto che assorbiti da grandi impianti costruiti a scopo speculativo
    – La diffusione di piccoli impianti, nei quali le famiglie diventano produttrici di energia, stimola la consapevolezza dei propri consumi e l’acquisizione di stili di vita energeticamente sostenibili
    Il tuo intervento ci consente inoltre di precisare alcuni aspetti del cambiamento di mentalità di cui parlavamo la volta precedente. Ci sembra infatti che affermare l’inevitabilità della coincidenza tra progresso e espansione del consumo e della produzione sia il frutto della colonizzazione consumistica delle nostre menti. Quello che vogliamo non è tanto dare contro a quello che potrebbe aiutarci a vivere meglio ma mettere in discussione ciò che si intende per vivere meglio. Non è per noi così scontato che vivere meglio coincida, come potrebbe sembrare dal tuo intervento, col progresso della produzione e del consumo.
    La strada che inizia con la rottura della coincidenza progresso consumo deve essere resa percorribile nell’immediato futuro in quanto potrebbe già essere troppo tardi. Immaginare nuovi modi di vivere meglio deve venire prima del confronto sui dati tecnici in quanto la tecnica è al servizio dei nostri modi di vivere.
    saluti

  12. 12

    Fabio said,

    Pero’ bisogna anche cercare di essere obiettivi nelle valutazioni.
    Voi avete il vostro punto di vista, che condivido in parte. Ma dovreste cercare di allargare un attimo i vostri orizzonti.
    Che male possono fare queste tipologie d’impianti per terreni che comunque resteranno inutilizzati? Per quanto riguarda la colonizzazione di territorio da parte di veri e proprio cittadine, allora va tutto bene? Quali sono gli impatti ambientali di essi?
    Impianti costituiti per puri scopi speculativi..si e non generano elettricita’ per il bene comune? Solo speculativi? Un’acciaieria per che scopi viene costruita, un edificio, una piscina, un agriturismo, un maneggio, una centrale nucleare, una centrale eolica, una centrale idroelettrica per che scopi vengono costruiti? ..cos’altro volgiamo aggiungere? La speculazione e’ applicabile ovunque se vogliamo essere obiettivi..
    Poi si parla della CIP6 che tutti paghiamo..non voglio essere polemico, ma gli incentivi per la rittamazione e la sostituzione delle autovetture, il 36% sulla ristrutturazione degli immobili, il 55% per il miglioramento energetico degli edifici…secondo voi chi li paga? Guardate che siamo in un paese, una comunita’..non siamo entita’ distinte…
    Progresso della produzione e del consumismo? Anche se rimanessimo ancorati a quello che siamo adesso..vogliamo cambiare il modo in cui viene prodotta energia?
    C’e’ poi un’altro aspetto: incrementare le installazioni e “specularci” sopra, permette anche di investire nella ricerca !!!!!!!!!!!!!!
    La tecnica e’ al servizio del nostro modo di vivere..e la ricerca anche..ed essa si confronta su dati tecnici.
    Cerchiamo di essere un po’ meno idealisti e piu’ concreti.

    saluti

  13. 13

    Pier e Alby said,

    Per Fabio,
    giustamente anche tu ammetti la relazione tra i propri orizzonti e l’obbiettività. I nostri orizzonti sono dettati dal fatto che le risorse vanno divise in maniera equa e vanno conservate per le future generazioni. Da questo punto di vista la conservazione per le future generazioni della fertilità del suolo agricolo è obiettivamente più importante che non l’aumento della produzione di energia elettrica messa al servizio di un sistema che alimenta le diseguaglianze e distrugge le risorse.
    A giudicare da quanto scrivi la tua prospettiva sembra ancorarsi alla difesa della conciliazione tra speculazione e bene comune. Conciliazione che si fonda evidentemente sulla convinzione che l’interesse privato e il bene comune coincidano magicamente e che il bene comune consista nella massimizzazione dei consumi individuali. Entrambi presupposti della convinzione che il mercato non vada regolato e quindi inevitabilmente del lasciare che sia esso a decidere per noi.
    Constatare che obiettivamente la speculazione può essere applicata dappertutto ci obbliga dal nostro orizzonte a denunciare che la nostra vita e i nostri bisogni dipendono dalla speculazione.
    Dal nostro punto di vista non si tratta di rimanere ancorati a quello che siamo ma di cambiare il modo di produrre l’energia e tutte le altre risorse insieme al nostro modo di consumarle. Cambiamento di prospettiva, e solo conseguentemente di tecnologia, che non possiamo aspettarci che sia la speculazione a produrre.
    Inoltre contrapporre a un “male” (il fotovoltaico a terra) altri mali (cittadine, acciaierie, centrali nucleari o incentivi mal distribuiti) ci sembra che non serva a niente. Tale tipo di argomentazione, che spesso viene usata nei confronti delle associazioni ambientaliste, ci sembra , in generale, infondata perché dimentica che esse sono degli strumenti per sollevare i problemi a cui le persone che vi partecipano sono sensibili e perché, sul piano argomentativo, scambiare un “male” con un altro “male” non è certo una buona strada per guarire.
    Ciao!

  14. 14

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  15. 15

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  16. 16

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