L’approvazione della delibera comunale che consente l’installazione sui terreni agricoli di impianti fino a 2ookw (11-01-10)

L’approvazione, avvenuta nell’ultimo Consiglio comunale, delle linee guida per l’istallazione dei pannelli fotovoltaici su terreno agricolo, i cosiddetti parchi (!?!) fotovoltaici, ci trova assolutamente contrari sia nella sostanza che nelle modalità della sua approvazione, in quanto movimento che vuole difendere il territorio agricolo dal consumo scriteriato che se ne è fatto negli ultimi decenni
Produrre energia elettrica con l’uso di pannelli fotovoltaici è una pratica che si sta sempre più diffondendo, anche grazie a sostanziosi contributi, e alla quale non si può che guardare con favore, dal momento che si utilizza una fonte energetica inesauribile, il sole, e si contribuisce in modo sostanziale alla riduzione di emissione in atmosfera di gas serra.
Accanto alla creazione di piccoli impianti localizzati sui tetti degli edifici, però, stanno ora iniziando a proliferare le richieste di autorizzazione alla creazione di impianti a terra: si tratta di schiere di pannelli disposti in file parallele con adeguato orientamento, sopraelevati rispetto al piano di campagna che stando alle linee guida approvate potranno raggiungere una dimensione di 200 Kw.
Il motivo fondamentale della nostra posizione nettamente contraria è ovviamente che la creazione dei “parchi” comporta consumo di suolo (non così semplicemente restituibile alla natura o all’agricoltura ed esaurimento dell’impianto…), consumo di spazio (bene preziosissimo nei nostri territori così densamente antropizzati), e in definitiva presenta una contraddizione di fondo: quella di ricorrere ad una fonte energetica rinnovabile consumando però un’altra risorsa non riproducibile, il suolo!
Ci sono poi altre considerazioni da fare:
L’impatto sul paesaggio determinato da ettari di filari di pannelli, al di sotto dei quali nel migliore dei casi ci può essere un prato nel quale però la biodiversità sarà sicuramente ridotta, dal momento che si crea un microclima sfavorevole; quando invece i pannelli sono integrati nei tetti l’impatto visivo è minimo e quello ambientale nullo
I contributi che vengono elargiti per promuovere giustamente la diffusione delle energie rinnovabili provengono da una quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica (CIP6): sarebbe più giusto che venissero ripartiti in piccole quote per finanziare piccoli impianti famigliari piuttosto che assorbiti da grandi impianti costruiti a scopo speculativo. È meglio dare come incentivo 1.300.000 euro/anno a beneficio di un’unica persona o 13.000 euro a cento famiglie?
La diffusione di piccoli impianti, nei quali le famiglie diventano produttrici di energia, stimola la consapevolezza dei propri consumi e l’acquisizione di stili di vita energeticamente sostenibili
La creazione di grandi impianti su suoli agricoli, infine, non può che determinare un grave squilibrio nel mercato degli affitti agrari, dal momento che già ora l’affitto di un terreno per impianti fotovoltaici è circa il triplo di quello normale. Condividiamo assolutamente le preoccupazioni per il futuro della nostra agricoltura, ma riteniamo che la sua valorizzazione debba partire innanzitutto dalla ricostruzione di un rapporto con la città e dal riconoscimento delle funzioni ambientali che essa può e deve avere.
Abbiamo a suo tempo presentato le nostre osservazioni all’amministrazione di Savigliano, chiedendo che si esprimesse con un netto no alla costruzione di qualsiasi parco fotovoltaico a terra che vada ad occupare suolo agricolo, e individuando contemporaneamente le forme adatte a favorire da una parte la creazione di piccoli impianti famigliari, dall’altra la realizzazione di impianti anche di grandi dimensioni su superfici già sfruttate per altri scopi, come tetti di capannoni, supermercati e centri commerciali, parcheggi e altri terreni già sottratti all’uso agricolo e impermeabilizzati.
Accanto a questo osservazioni ci preme aggiungere alcune riflessioni sul comportamento della Giunta e sottolineare il rammarico per una scelta a nostro avviso non sufficientemente ponderata. Ci stupisce una decisione che di fatto ribalta una precedente posizione della Giunta che cercava di porre freno a progetti speculativi legati a grandi impianti a terra per il loro impatto ambientale,anche in mancanza di uno specifico regolamento comunale. Un’amministrazione politicamente sensibile e con un forte desiderio di mettere in atto iniziative per ridurre l’impronta ecologica del comune non può cambiare i suoi progetti disattendendo tra l’altro delibere della Giunta regionale e indicazioni delle Associazioni di categoria (ultima la posizione della Coldiretti cuneese). Tutto ciò è stato eluso di fronte alle pressioni della minoranza attenta a parole alla salvaguardia dei redditi dei contadini ma in sostanza più vicina al tornaconto di una esigua minoranza e con argomentazioni tecniche non corrispondenti alla realtà (pochi progetti visto il loro impatto e difficoltà reale di una loro diffusione spinta in una realtà come la nostra). I problemi reali della salvaguardia dei redditi agrari richiedono ben altri interventi strutturali;non si risolvono permettendo demagogicamente speculazioni a pochi fortunati!

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