Le ragioni della mostra “Savigliano: dal Maira al Varaita?” e degli incontri pubblici con Finiguerra e Pallante

Come gruppo saviglianese del movimento “Stop al consumo di territorio” , insieme all’associazione “Kerigma” ed alcuni membri saviglianesi del movimento della “Decrescita felice”, abbiamo organizzato, con il patrocinio del comune, per la presente settimana e la prossima una serie di iniziative allo scopo di coinvolgere i cittadini, le altre associazioni, le organizzazioni professionali e di categoria in una riflessione e un confronto sull’uso che stiamo facendo del suolo agricolo, ovvero di una risorsa indispensabile all’umanità.

Le iniziative sono partite domenica con l’inaugurazione, nei locali del centralissimo ex-negozio Trucco-Scassa, gentilmente messi a disposizione dai proprietari, di una mostra “Savigliano: dal Maira al Varaita?” che vuole illustrare, brevemente, la storia dell’urbanizzazione e dell’antropizzazione del territorio, per soffermarsi soprattutto sul suo uso attuale caratterizzato dalla progressiva cementificazione e dalla monocoltura.

La tematiche sollevate dalla mostra, per quanto riguarda l’urbanizzazione, possono essere racchiuse in questo interrogativo:”Savigliano che per un millennio è stata tra il Mellea e il Maira, vuole ora collocarsi tra il Mellea e il Vairaita, per dare inizio a un possibile agglomerato urbano con Saluzzo, poiché al di là del Varaita si sta progettando la nuova area commerciale e artigianale di Lagnasco a ridosso della strada per Saluzzo?”. Continuando al ritmo degli ultimi quarant’anni, come documenta la mostra, nei prossimi quaranta questa potrebbe essere la prospettiva. La necessità di rivederla appare, ai nostri occhi, decisamente innegabile se ci mettiamo nella prospettiva che nel mondo ci sono altri 5 miliardi e mezzo di uomini che, attualmente vivono molto al di sotto del nostro livello di consumi, ma che hanno per noi esattamente gli stessi bisogni e diritti nostri; per mantenere l’attuale modello di consumo, a voler ammettere anche solo la Cina e l’India, ai quali non sarà possibile dire di no con la sola forza, come è avvenuto e sta ancora avvenendo in altre parti del mondo, cosa a nostro modo di vedere immorale, occorrerebbero altre sei Terre! Se poi teniamo conto anche delle nostre responsabilità nei confronti delle future generazioni il rispetto del suolo agricolo diventa, evidentemente, una priorità innegabile.

La mostra vuole anche evidenziare come insieme all’imporsi della monocoltura, che ha devastato il paesaggio agricolo, si sia perso il rapporto tra città e campagna che fa di questa il naturale serbatoi alimentare della prima. Gli orti e l’orticoltura, che per secoli hanno caratterizzato il passaggio dalla città all’aperta campagna, sono stati cancellati da cemento e asfalto, i prodotti della campagna saviglianese, vengono spediti chissà dove, i saviglianesi mangiano alimenti che arrivano da chissà dove, con tutti i problemi per la salute e per l’ambiente che ciò comporta.


L’incontro di venerdì 21, alle ore 21 alla sala Miretti, è invece incentrato su un documento, “Una proposta per arrivare a non consumare più suolo agricolo saviglianese” , elaborato dal nostro gruppo e sottoscritto dall’associazione saviglianese Kerigma, che intende essere un contributo all’elaborazione di un modello di amministrazione del territorio che si ponga come obiettivo prioritario la difesa del suolo non ancora cementificato.
Pur coscienti che qualsiasi iniziativa di decrescita debba fare i conti con logiche e dinamiche che una amministrazione comunale non può controllare pienamente, riteniamo tuttavia che essa possa svolgere un ruolo importante sia al livello amministrativo, facendosi promotrice di un “proponibile” cambiamento di modello, sia a livello di modifica della percezione collettiva degli stili di vita prevalenti. Decrescita
In quest’ottica il nostro documento individua sostanzialmente quattro linee d’azione che sono: il controllo e il contenimento dello sviluppo edilizio e delle infrastrutture, il recupero del rapporto città-campagna, la diffusione di nuovi stili di vita e il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini.


La prima risposta del sindaco ci ha lasciato alquanto delusi, in quanto ha ignorato completamente la nostra richiesta di un incontro per discutere insieme le varie parti del documento unitamente alla tempistica proposta per quelle che vorrebbe attuare. La lettera si limita ad assicurare che il contributo “sarà tenuto in considerazione in occasione della futura variante allo strumento urbanistico generale”, dimostrando di non aver colto assolutamente lo spirito del documento ispirato, come scritto nello stesso, “a favorire la presa di coscienza dei problemi legati al nostro attuale modo di consumare il territorio, a condividere scelte che non possono essere confinate solo ed esclusivamente nell’ambito edilizio o urbanistico”. Ed è proprio per questo che venerdì abbiamo invitato a discutere sulla nostra proposta chi già la sta realizzando, ed è stato per noi un esempio, Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune italiano a crescita zero, il sindaco e gli amministratori saviglianesi, la Coldiretti e la Cia estendendo, anche tramite questa lettera aperta, l’invito sia ai cittadini che alle altre associazioni cittadine e alle organizzazioni professionali.

Infine, con l’incontro di lunedì 24, sempre alle ore 21 e alla sala Miretti, con la partecipazione di Maurizio Pallante, uno dei rappresentati più significativi del movimento della Decrescita felice, si intende approfondire con la cittadinanza le tematiche legate alla decrescita che vuole essere una proposta per improntare il nostro stile di vita, la nostra mentalità, il nostro modo di affrontare i problemi ad un’ottica che non sia puramente economicista. Decrescita non significa infatti ritorno al passato, o pauperismo fine a se stesso (si dovrebbe allora parlare piuttosto di a-crescita) quanto invece abbandono della fede nel consumismo e nella crescita illimitata della ricchezza in un mondo finito, cioè con risorse finite.

Alla serata, a testimoniare che i nuovi stili di vita sono possibili anche a Savigliano, interverranno i rappresentanti di alcune realtà saviglianesi che già si muovono in quest’ottica, l’associazione Kerigma, al cui interno è operante anche un gruppo d’acquisto solidale, il Tam Tam che gestisce il negozio equo e solidale di Savigliano, il costituendo Gruppo d’acquisto solidale fotovoltaico che si propone la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici ad uso domestico al fine di realizzare gli impianti stessi su superfici già compromesse evitando così il consumo di suolo agricolo.

L’augurio è naturalmente che i saviglianesi partecipino attivamente a queste iniziative, favorendo un dibattito che comunque consentirà di affrontare dei problemi, l’uso del suolo, ma anche la necessita di nuovi stili di vita, già ora urgenti, ma che, se continuiamo a ignorare, tra 30-40 anni saranno, forse, irrisolvibili.

Ricordiamo anche che in occasione dell’apertura della mostra e di Quintessenza sono state raccolte 400 firme a favore del referendum contro la privatizzazione dell’acqua e che la raccolta firme proseguirà anche durante tutte le iniziative, nonché domenica prossima in piazza Santarosa dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19.

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