Per il bene comune i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato

La Corte dei Conti stima (per difetto) a 60 miliardi all’anno il costo della corruzione in Italia. 1000 euro a testa all’anno.
Però non ci sono soldi per la scuola, l’università, la ricerca e la cultura. Con 8 miliardi di tagli Tremonti ha messo la scuola in ginocchio,ma giace nel dimenticatoio la legge anticorruzione che l’UE ci chiede di ratificare dal 1999.
Don Ciotti propone, con l’associazione Libera contro le mafie, un appello al Presidente della Repubblica .

Corrotti. Sessanta miliardi di euro. Secondo la Corte dei Conti è questo il giro d’affari della corruzione in Italia. Una piaga sociale che costa mille euro l’anno a ogni cittadino. Un fenomeno certificato da tante agenzie internazionali. Secondo la classifica stilata da Transparency International, il Belpaese è al 67° posto per trasparenza nelle decisioni pubbliche. Inoltre, tra i paesi dell’Unione Europea, l’Italia è davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania. E secondo un sondaggio condotto da Eurobarometro, il 17% degli italiani si è sentito chiedere, almeno una volta, una tangente.
Da Tangentopoli a Confiscopoli. Dati non incoraggianti, che hanno spinto le associazioni Libera e Avviso Pubblico a lanciare, una campagna di informazione e sensibilizzazione. Tra le tante iniziative anche una raccolta di firme “per seppellire la corruzione”. E per chiedere al Presidente della Repubblica di intervenire affinché Governo e Parlamento diano “attuazione alla norma già prevista nella finanziaria 2007 per la confisca e il riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai corrotti”.
L’obiettivo è raggiungere, in un mese, un milione e mezzo di adesioni.
Per don Luigi Ciotti, presidente di Libera, “mentre la corruzione dilaga, la giustizia arretra: il numero delle condanne è crollato. Erano state, per corruzione e concussione, 512 nel 2001. Sono diventate 255 nel 2008″. Il punto è adeguare la normativa italiana alle leggi internazionali. Per questo, ricorda don Ciotti, basterebbe fare “cose semplici: in primo luogo, la ratifica della  convenzione di Strasburgo del 1999 che prevede l’introduzione nel nostro codice di delitti come il traffico di influenze illecite, la corruzione tra privati e l’autoriciclaggio”. E poi “modificare i termini di prescrizione e introdurre la figura del collaboratore di giustizia anche per i reati di corruzione”.

da  Repubblica  11/12/ 2010

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