Lettera aperta alla Bresso sulle opere (01-03-10

Abbiamo partecipato all’incontro pubblico da Lei avuto a Savigliano il 18 febbraio, per illustrare il contenuto delle ordinanze relative alla continuazione dei lavori di messa in sicurezza dei torrenti Maira e Mellea, e non avendo avuto in quell’occasione la possibilità di esprimere le nostre perplessità circa le opere progettate e finanziate ci rivolgiamo a Lei con questa lettera pubblica.
Riteniamo che tale intervento andasse fatto seguendo i criteri della rinaturalizzazione del fiume per restituire al fiume ciò che il sedicente sviluppo gli ha tolto in termini di superficie, varietà delle forme di vita, funzionalità, nonchè di fruibilità per i cittadini. Lei stessa, nel suo breve intervento a Savigliano, ha accennato a uno dei possibili danni della regimazione dei fiumi sostenendo che le opere di messa in sicurezza non possono essere considerate eterne, in quanto possono intervenire modifiche dovute, ad esempio, a opere di tale tipo avvenute a monte che velocizzano il decorso delle acque, augurandosi che esse non vengano più fatte. Ora come vogliamo considerare i lavori che sono stati eseguiti a Savigliano e che ora verranno proseguiti con le sue ordinanze: opere di rinaturalizzazione o di regimazione? A noi paiono senza ombra di dubbio opere di regimazione. Ma allora come conciliare le sue stesse perplessità con quello che Lei stessa ha autorizzato ad eseguire? O ancora, Lei stessa ha ricordato la legge che avrebbe dovuto finanziare la ricollocazione delle attività presenti nelle zone esondabili, sicuramente indispensabili per una reale rinaturalizzazione dei fiumi, rammaricandosi che “non è mai arrivato neanche un euro”. Partendo dalla considerazione che tale era la via da percorrere, perché invece di dare il via a nuove opere che sottostanno a una logica esattamente opposta, non si è scelto la via di una forte opposizione a chi non ha reso attuativa una legge dello stato ricorrendo al limite anche, ad esempio, a una obiezione fiscale e invitando i residenti in Piemonte a versare una quota delle loro tasse direttamente alla Regione? Troppo complesso, al di fuori della legalità o cose simili? Può anche darsi, però avremmo evitato di dar corso a delle opere dannose (non per gli abitanti di borgo Marene ma sicuramente per l’ambiente), fatto crescere un atteggiamento diverso nei confronti dell’ambiente e probabilmente anche toccato il sistema di interessi che gira attorno a tali opere.
Anche all’interno dell’ottica della regimazione due scelte ci sembrano comunque particolarmente immotivate: lo scavo del letto del Mellea e gli argini di via Suniglia.
Scavare un fiume significa aumentarne la forza erosiva a monte , quindi, anche per questo dover prevedere continui scavi per mantenere il livello prestabilito e comunque fare un’operazione che inevitabilmente il fiume tenderà a cancellare. Scavare un fiume significa anche portar via della ghiaia e quindi disporre di un bene di tutti che verrà alienato, per questo le chiediamo che almeno vengano rese pubbliche le modalità di tale operazione al fine di evitare manovre speculative.
Gli argini di via Suniglia, invece, sono destinati a proteggere l’abitato urbano prevedendo la possibilità per i due torrenti di esondare nelle campagne a monte della città, ma ci chiediamo se non sarebbe stato più opportuno prevedere lungo l’intero corso del fiume sacche di esondazione più limitate e che consentissero di restituire al fiume il suo spazio. Operazione che d’altra parte era già stata fatta, negli anni ’50, proprio nella zona di via Suniglia con la costruzione di un terrapieno tra le località Braidabella e Porte rosse che consentiva alle acque del torrente di uscire dal letto, allargandosi nella campagna circostante senza danneggiare gli edifici (che essendo praticamente tutti storici sono stati fatti non a ridosso del torrente!!!) e la cui asportazione negli anni settanta ha sicuramente favorito la ripresa degli eventi alluvionale degli anni ottanta, novanta e seguenti. Alla strategia puramente, per così dire, “idraulica” di impedire alle acque dei due torrenti di unirsi e raggiungere la zona urbanizzata occorre, a nostro modo di vedere, sostituire una linea d’azione tesa ad individuare le possibili aree di espansione del fiume e a favorire la rinaturalizzazione delle sue sponde, promuovendo un cambiamento nel modo di usare il territorio agricolo che vada nella direzione di riconoscere all’agricoltura una funzione non solo produttiva ma anche di gestione dell’ambiente.
Un’ultima osservazione circa i lavori sui due torrenti ci preme portare alla sua attenzione. È evidente a tutti che la necessità della messa in sicurezza di borgo Marene deriva dal fatto che si è costruito in zone di pertinenza del fiume, colpe del passato e di altre amministrazioni sicuramente, però ci chiediamo come mai si continui tuttora a ripetere gli stessi errori procedendo, ad esempio, con l’edificazione lungo il Maira in direzione di Cavallermaggiore. Certo ci sono già i progetti di messa in sicurezza però, sinceramente, ci sfugge la diversità tra il farli dopo e il farli prima; per lo meno si tratta di un aggravante!
Abbiamo molto apprezzato invece ciò che da Lei è stato affermato circa le intenzioni sulla gestione delle ferrovie regionali, in quanto riteniamo che un loro potenziamento sia un passaggio obbligato per un nuovo rapporto con il territorio, ma riteniamo anche che esso debba essere necessariamente volto a un depotenziamento del traffico automobilistico e che quindi in tal senso vadano anche valutate le stesse richieste, di cui ancora una volta il sindaco Soave si è fatto portavoce, della costruzione di una nuova circonvallazione per Savigliano. Chiediamo quindi, anche perché la costruzione di nuove strade è quasi sempre motivo per l’urbanizzazione di nuove aree, che tale richiesta venga valutata sia nel contesto del potenziamento del traffico ferroviario sia nel contesto, più generale, di una necessaria decrescita del nostro attuale modello di sviluppo.
Restando in attesa di un Suo chiarimento alle nostre perplessità qui esposte La ringraziamo dell’attenzione e La salutiamo.

Il gruppo locale del movimento “Stop al consumo di territorio – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”

“Stop al consumo di territorio – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”
Nodo di Savigliano, presso P. Fiorito, via Solerette, 9 – Savigliano

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