Le poco convincenti risposte dell’amministrazione comunale alle nostre osservazioni sull’edificazione dell’area presso la S. Gobain « Stop al consumo di territorio saviglianese (15-06-2010)

Cogliamo l’occasione offerta dalla lettera, apparsa sul Saviglianese del 3-6-2010, firmata G.G., il quale affermava che nessuno “dice nulla” sulla prossima edificazione dell’area nelle vicinanze della S. Gobain, per rendere pubblico che, in quanto movimento d’opinione per la difesa del suolo non cementificato, siamo intervenuti sulla questione con una serie di osservazioni sui progetti riguardanti i primi tre lotti, inviate all’amministrazione comunale nel gennaio scorso.

In tale occasione abbiamo innanzitutto richiesto che l’edificazione della area interessata abbia inizio solo in presenza di una reale necessità determinata dal pieno utilizzo degli edifici produttivi e commerciali già esistenti, dall’esaurimento delle aree già cementificate dismesse e/o riconvertibili e di altre aree in cui è già iniziata l’edificazione e della piena credibilità dei piani di sviluppo produttivo o commerciale delle aziende che dovrebbero occupare tale area. Richieste dettate dal fatto che l’attuale livello di consumo del territorio risulta non più sostenibile e che quindi occorre in primo luogo evitarne lo spreco

La risposta dell’amministrazione comunale è stata che “non è possibile limitare, graduare o condizionare la edificabilità di aree in assenza di norme specifiche sull’utilizzo dei suoli. L’unica politica in materia di programmazione urbanistica e utilizzazione del territorio è quella prevista dal prg vigente”. Affermazione evidentemente verissima, ma che non costituisce una risposta alla nostra richiesta dal momento che ciò che il piano regolatore generale prevede dipende dalle decisioni dell’amministrazione comunale, poiché è essa a redigerlo. Se la necessità di edificare solo in presenza di una reale necessità fosse fatto proprio dall’attuale amministrazione essa potrebbe allora inserirlo tra le norme del piano stesso, dire che le norme non lo prevedono ci sembra di conseguenza solo un maldestro tentativo di togliersi d’impaccio.

D’altra parte la necessità di condizionare alle effettive necessità l’edificabilità di nuove aree ci sembra reso evidente anche solo dal fatto che in provincia di Cuneo risultava, nel 2009, sfitto il 40% dei capannoni costruiti. Per quel che riguarda Savigliano, invece, almeno per l’amministrazione comunale, il dato non risulta disponibile, il che ci sembra incredibile, in quanto è sicuramente questo il dato da cui partire per poter programmare qualsiasi tipo di intervento.

Dotarsi di un censimento dell’esistente e di norme che consentano una reale programmazione degli interventi nelle aree già edificabile ci sembra ancora più urgente per un’amministrazione che, come ha dichiarato il sindaco Soave durante il dibattito da noi organizzato alla sala Miretti nella serata del 21 maggio, si è trovata ad ereditare dall’amministrazione precedente un notevole ampliamento dell’area edificabile. Limitarsi a dire, come fatto dal sindaco, che le decisioni sono state prese da altri ci sembra anche in questo caso un modo poco elegante di togliersi d’impaccio.

Per quanto ci riguarda certamente torneremo, sperando di ottenere una più seria considerazione da parte degli amministratori, a richiedere che il Comune limiti il consumo di suolo agricolo a partire proprio dall’area prossima alla S. Gobain, per intanto chi volesse vedere sia le nostre osservazioni che la risposta dell’amministrazione comunale può trovarle su l nostro blog alla voce Altro.

Se la preoccupazione per il prevedibile scempio edilizio dell’area della S. Gobain ci accomuna sicuramente al signor G.G. non ne condividiamo però l’osservazione che sarebbe meglio dei capannoni “una bella distesa di pannelli fotovoltaici”, in quanto riteniamo che la collocazione del fotovoltaico sul terreno agricolo ne costituisce ugualmente uno spreco poiché prima di destinare altro suolo agricolo ad usi impropri è possibile utilizzare per il fotovoltaico le superfici già compromesse (tetti di abitazione, capannoni, stalle, piazze, parcheggi, zone degradate, ecc..)? È stato calcolato che utilizzando la solo superficie già costruita sarebbe possibile produrre il 50% del fabbisogno energetico nazionale!

Vogliamo, infine, ricordare che il caso dell’edificazione dell’area della S. Gobain sembra esemplificare bene gran parte delle assurdità del nostro modo di utilizzare, distruggendolo, un bene non rinnovabile come il suolo agricolo visto che, con ogni probabilità, l’edificazione dell’area prenderà il via non perché si sia resa necessaria la costruzione di nuovi capannoni, vi siano aziende che ne abbiamo bisogno, ma perché sui tetti degli stessi si vogliono piazzare pannelli fotovoltaici per poter accedere in tempo ai finanziamenti statali. Verrà così reso improduttivo altro terreno agricolo costruendovi gli scheletri di alcuni enormi capannoni dell’altezza standard di 15 metri, il cui utilizzo in questo momento è assolutamente non previsto. Una bella colata di cemento evidentemente inutile alla collettività, non avendo gli edifici alcun utilizzo, ma utile per poter incassare gli incentivi statali del fotovoltaico!

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