Invito all’incontro tra associazioni locali!

Siamo di fronte a un periodo di crisi e di cambiamenti radicali che interessano non solo la sfera economica ma anche la dimensione ambientale, sociale, culturale e umana. In questo quadro non è possibile pensare al nostro futuro senza tenere conto che il nostro modello di sviluppo ci sta letteralmente consumando la terra sotto i piedi. Tutte le previsioni sul futuro del pianeta e dell’umanità prospettano tre scenari apocalittici: il primo colloca il crollo attorno al 2030 per la crisi delle risorse non rinnovabili, il secondo verso il 2040 per l’inquinamento, il terzo verso il 2070 per la crisi alimentare. Già oggi il nostro sistema produttivo consuma più risorse di quelle che la terra è in grado di rigenerare nella stessa unità di tempo: per rendere più intuitivo questo concetto, viene calcolato l’overshoot day, ovvero il giorno dell’anno dopo il quale ogni risorsa consumata è perduta per sempre, e il nostro ambiente entra in “debito”. Quest’anno è caduto il 20 agosto, e la data anticipa costantemente di anno in anno (venticinque anni fa cadeva a fine dicembre). L’emergenza non è solo ambientale. La crisi economica  ha prodotto in Italia 9 milioni 563 mila di poveri, pari al 15,8% della popolazione (lo rileva l’Istat nel report sulla povertà in Italia del 17 luglio 2013). Tutto ciò, accompagnato da un sistematico smantellamento dello stato sociale, accresce disuguaglianze che non sono solo di reddito, ma anche (e soprattutto) di opportunità, di diritti e di libertà effettiva. In Italia uno degli esempi più lampanti riguarda i pesanti tagli al sistema sanitario: i posti letto ospedalieri, tra il 2000 e il 2012,  sono passati dal 5,1 ogni mille abitanti al 4,2 attuale. La situazione è ancora più grave per il sistema assistenziale (in particolare per i non autosufficienti), che ha subito in tre anni tagli drastici che hanno ridotto i finanziamenti da 2 miliardi e mezzo a 500 milioni. Mai come adesso pesa la responsabilità delle decisioni che prendiamo e prenderemo nell’immediato futuro, sia come singoli sia come collettività. Il bivio di fronte a cui ci troviamo richiede il coraggio di affrontare scelte radicali. È forte la necessità di pensare e discutere insieme per immaginare nuovi modelli di convivenza, di stili di vita, di rapporti con l’ambiente, con gli altri e con se stessi. Nella convinzione che la dimensione locale sia il primo e più importante luogo del cambiamento, noi delle associazioni Comitato Aria Pulita, Kerigma, Rifiuti Zero e Stop al consumo di territorio abbiamo avviato un discorso comune per progettare una Savigliano nuova e diversa. Vogliamo provare a pensare al nostro futuro, al futuro della nostra città partendo  dagli scenari dei dati citati: un imminente tracollo del pianeta e la crescita del divario tra povertà e ricchezza. Non riteniamo importante discutere sull’effettiva consistenza di tali scenari, poiché pensiamo che le scelte che essi  adesso potrebbero suggerire, invece di costituire una rinuncia, un regresso, possano  costituire un’importante opportunità per ripensare i nostri modelli di vita in vista di un vivere che consenta a tutti di godere, insieme agli altri, del nostro stare nel mondo. Non vogliamo immaginare una Savigliano da amministrare, non vogliamo produrre un programma elettorale, un progetto realistico e adeguato, vogliamo invece considerare come realistici quegli scenari “catastrofici” e, soprattutto,  la possibilità di immaginare un modello di vita non condizionato dal progresso economico, una città che non sia solo un’entità amministrativa. Riteniamo che un progetto che vada in questa direzione non possa prescindere dal porre in primo piano la valenza fondamentale dei beni comuni  e del modello della decrescita conviviale. Beni comuni perché il riconoscimento di tali beni, o perché ugualmente indispensabili (cibo, acqua, abitazione) o perché frutto dell’apporto collettivo (lavoro, paesaggio, cultura),  costituisce  la base essenziale per l’esercizio effettivo dei diritti fondamentali della persona all’interno, non tanto di un raggruppamento amministrativo, ma di una comunità. Decrescita conviviale perché rinunciare agli “sprechi” e imparare a vivere convivialmente costituiscono una via per non affidare al solo progresso tecnico la sopravvivenza del pianeta e, soprattutto, le nostre vite. Perché convinti che solo dalla pluralità di idee  e dal confronto tra esperienze e capacità diverse possano nascere soluzioni nuove vogliamo estendere questo dialogo in primo luogo ad altre realtà attive in modo significativo sul nostro territorio, per valutare insieme tale possibilità  abbiamo organizzato una riunione fissata per lunedì 11 novembre nei locali dell’Anffas in via Mussa 16 (sede della Rosa blu).

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