FOTOVOLTAICO E ARGOMENTAZIONI ANTI AMBIENTALISTI (06/07/2010)

Chiediamo ancora una volta ospitalità alla pagina delle lettere del “Saviglianese” per alcune precisazioni sulla nostra posizione riguardo al fotovoltaico sui terreni agricoli, in riferimento alla seconda lettera firmata G. G. apparsa sul giornale del 24/06.

La nostra posizione nasce dalla convinzione che la risorsa suolo coltivabile debba essere “valutata”, come effettivamente è (anche se l’industrializzazione dell’alimentazione tende a farcelo dimenticare),  innanzitutto in quanto costituisce la base indispensabile per produrre cibo per l’umanità. Da questo punto di vista, in primo luogo per le nostre responsabilità nei confronti delle future generazioni e di una più equa distribuzione delle risorse per gli abitanti della terra, riteniamo che qualsiasi cattivo uso del suolo, impianti fotovoltaici o monocoltura o, volendo, cementificazione o asfaltatura, debba cessare.

È evidente che tale cambiamento non può che avvenire all’interno di un’ottica che miri a far decrescere l’intossicazione consumista, i cibi industriali, la produzione di oggetti usa-e-getta, il traffico automobilistico, lo sviluppo dei beni materiali e di tutto ciò che serve solo a creare profitto per far crescere invece i servizi, le energie verdi, i trasporti pubblici, l’economia solidale, l’agricoltura biologica, la qualità della vita, delle relazioni, la dimensione dell’interiorità, della comprensione, della solidarietà.

L’unica cosa che impedisce l’attuazione di quella che G. G. definisce la soluzione “ideale” per il fotovoltaico, ovvero il suo collocamento su superfici già compromesse (tetti, parcheggi, ecc..) è, evidentemente, l’appetito di chi vuole speculare sui finanziamenti statali (tra il resto garantiti da tutti noi, in maniera ancora più diretta della Pac a cui accenna G.G, poiché finanziati attraverso una quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica – CIP6 -).

Occorre, a nostro avviso, sostituire agli interessi degli speculatori, che sono stati spesso l’unico criterio per la gestione del territorio, quelli comuni che nel caso del fotovoltaico coincidono con la diffusione di piccoli impianti, realizzati sui tetti delle case, attraverso i quali le famiglie diventano produttrici di energia, stimolando la consapevolezza dei propri consumi e l’acquisizione di stili di vita energeticamente sostenibili.

In tal senso ci siamo fatti promotori, insieme ad un’altra associazione cittadina, Kerigma, e con la collaborazione del Comune, della costituzione di un gruppo d’acquisto solidale per il fotovoltaico (a cui è ancora possibile aderire) per permette di ovviare alle difficoltà, a volte insormontabili per una singola famiglia, create da un mercato che propone molte soluzioni a costi sempre diversi, dalla mancanza di chiarezza sui benefici economici, dall’impreparazione verso un linguaggio troppo tecnico e complesso.

Ci preme, infine, sottolineare un’ultima cosa a proposito dell’osservazione del sig. G. G. il quale scrive che se contro l’istallazione di impianti fotovoltaici si oppongono considerazioni paesaggistiche allora “mi chiedo perché si salti fuori solo a proposito dei pannelli e non del metodico ed inesorabile abbattimento dei pochi alberi che ancora sopravvivono”. Tale tipo di argomentazione, che spesso viene usata nei confronti delle associazioni ambientaliste, ci sembra , in generale, infondata perché dimentica che esse sono degli strumenti per sollevare i problemi a cui le persone che vi partecipano sono sensibili e perché, sul piano argomentativo, scambiare un “male” (pannelli fotovoltaici) con un altro “male” (abbattimento di alberi) non è certo una buona strada per guarire. In particolare, per quanto ci riguarda, l’argomentazione è del tutto ingiustificata poichè se il sig. G. G. fosse andato a vedere il nostro blog, come avevamo suggerito nella precedente lettera, avrebbe visto sia le nostre proposte per quanto riguarda l’agricoltura, sia la nostra richiesta al sindaco per rivedere il regolamento sulla piantumazione volto a favorire la presenza degli alberi.

In ogni caso ci chiediamo se  “un campo fotovoltaico”, come scrive G. G., “può essere circondato da un’idonea cortina vegetale che lo copra”, per coprire anche le responsabilità di cui accennavamo prima che fare?  

Il gruppo locale del movimento “Stop al consumo di territorio – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato”

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