“Come cittadino ho diritto all’istruzione, al lavoro, alla pensione e alla sanità … posso fare a meno dei cacciabombardieri F 35 JSF”

Approfittiamo dello spazio che il giornale concede ai lettori per informare i nostri concittadini che è  partita, all’inizio di febbraio, la campagna “Taglia le ali alle armi” per dire di no all’acquisto di un centinaio di cacciabombardieri nucleari F 35 con l’obiettivo di raccogliere le firme di adesione a una petizione che a fine mese sarà consegnata al Governo.

Le molteplici ragioni dei promotori di questo piccolo ma significativo gesto di partecipazione sono riconducibili, da un lato, al peso che tale acquisto avrà sul bilancio statale e, dall’altro, all’avversità all’unico possibile uso che si può fare degli F35, la guerra.

“Come cittadino ho diritto all’istruzione, al lavoro, alla pensione e alla sanità … posso fare a meno dei cacciabombardieri F 35 JSF” è uno degli slogan dell’iniziativa a sottolineare il fatto che se il Governo rinuncia, tra il resto senza pagare penali, a quello che è considerato il progetto di aereo militare più costoso della storia (15-20 miliardi di € il contributo dei cittadini italiani a cui bisogna aggiungere i costi di mantenimento e gestione  che il Parlamento canadese ha valutato in tre volte quello dell’acquisto) avrà a disposizione quelle stesse risorse per  rivedere i tagli ora previsti  per i servizi. Infatti si stimano proprio in 20 miliardi i tagli agli Enti Locali e alle Regioni (che si tradurranno in minori servizi sociali o in aumento delle tariffe), ed altri 20 miliardi saranno i tagli alle prestazioni sociali previsti dalla legge delega in materia fiscale ed assistenziale, senza contare il blocco dei contratti e degli aumenti ai dipendenti pubblici e l’aumento dell’IVA che colpirà indiscriminatamente tutti i consumatori.

Gli stessi posti di lavoro che si verrebbero forse a creare (diciamo forse perché  le cifre offerte dal Ministero della Difesa italiana sono sovente smentite dal Pentagono americano capofila del progetto!) partecipando alla commessa militare per costruire un inutile oggetto di distruzione  potrebbero sicuramente essere creati investendo quei miliardi, ad esempio, per costruire duemila nuovi asili nido pubblici, mettere in sicurezza le oltre diecimila scuole pubbliche che non rispettano la legge sulle normative antincendio e sismiche, installare 10 milioni di pannelli solari, migliorare il sistema sanitario, dei trasporti pubblici, ecc…

Per quanto riguarda il loro possibile uso padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, da sempre impegnato su queste tematiche ha recentemente dichiarato: “Queste spese vanno contro la nostra Costituzione che all’articolo 11 afferma “L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”. Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia, con spese ingenti. La guerra in Afghanistan ci costa 2 milioni di euro al giorno, quella in Libia ci è già costata 700 milioni di euro. Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento per ottenere commesse di armi e quali percentuali prendono i partiti. Mi chiedo poi come chi si professa cristiano possa accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali”.

Siamo, come i promotori della petizione, convinti che per operare per la pace occorra rinunciare a costruire armi e che in un momento di crisi economica per prima cosa siano da salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini, investendo i fondi pubblici per creare presupposti ad una crescita reale del Paese senza gettare i soldi in un inutile e costoso aereo da guerra. Per questo invitiamo tutti a firmare la petizione per chiedere al governo di annullare l’acquisto di tutti i cacciabombardieri F 35 e destinare i fondi risparmiati alla garanzia dei diritti dei più deboli ed allo sviluppo del paese investendo sulla società, l’ambiente, il lavoro e la solidarietà internazionale.

Un gruppo di cittadini attivi

Alberto Allasia, Leonardo Dal Dosso, Pieraldo Fiorito, Alessandro Giordano, Lorenzo Giordano, Davide Gozzellino, Jacopo Martini, Andrea Moriondo, Matteo Morra, Davide Spalla, Giacomo Vivalda

Per firmare la petizione CLICCA QUI

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