CHIANOC, AMBIENTE, LAVORO E DIRITTI

Interveniamo ancora una volta sul caso della casa di riposo “Chianoc”, in quanto essa ci sembra, nel suo piccolo, un caso emblematico dell’inestricabile rapporto tra ambiente, lavoro e diritti che sta dietro a molti dei problemi della nostra società globalizzata.
È sicuramente un fatto positivo (anche se il modo in cui si è arrivati alla decisione dimostra almeno una certa leggerezza nel prendere le decisioni da parte degli amministratori che prima non vedevano altra soluzione che lo spostamento della struttura)  che non si proceda all’edificazione di nuove aree, e per questo abbiamo chiesto che la procedura per rendere edificabile l’area della piscina venga sospesa, ma non condividiamo assolutamente il fatto che la  garanzia di sopravvivenza della struttura, altro fatto sicuramente positivo, avvenga a spesa dei diritti di chi lavora.
Sono forse stati i lavoratori del’ex Chianoc  a provocare il suo fallimento, il dissipamento di un patrimonio ormai secolare per la città? Perché a pagare la conservazione di un servizio indispensabile per tutta la città devono essere solo loro?
Si tratta di un’ingiustizia macroscopica che può essere imposta solo grazie al fatto che i lavoratori sono ricattabili con la minaccia della chiusura. Come Marchionne, con un chiaro ritorno indietro ma in nome della modernità, sta insegnando si cerca di scambiare i diritti con il lavoro, attraverso  il ricatto della conservazione del posto di lavoro.
Chiedendo ai lavoratori di essere loro a sacrificarsi, non solo si commette un’ingiustizia nei loro confronti ma inevitabilmente si peggiorerà il servizio che evidentemente dipende in primo luogo dalla qualità del lavoro (che servizio potrà offrire un operatore che  magari sarà costretto a cercarsi un secondo lavoro?).
Per queste ragioni ci sembra scorretto che il Consiglio comunale, oltretutto con una sola astensione, abbia accettato l’accordo prima di definire la nuova situazione dei lavoratori, infatti come potranno essi difendersi dal ricatto del posto di lavoro? La cosa non sembra riguardare i nostri politici i quali o si rallegrano dei posti di lavoro salvati (vedi il presidente del Consiglio comunale) o addirittura hanno cominciato, facendosi promotori del ricatto, a cercare di convincere i lavoratori che “in questo momento di crisi  sia meglio fare un sacrificio e salvare il proprio posto di lavoro” (vedi Buttieri).
Poiché riteniamo che una società che scambia il lavoro con i diritti sia, come una società che scambia il progresso o il lavoro con l’ambiente , una società profondamente ingiusta chiediamo ai nostri amministratori pubblici di non farsi garanti del ricatto del posto di lavoro contro i diritti, ma, per quanto in ritardo, del diritto dei  lavoratori della ex  Chianoc di mantenere le attuali condizioni di lavoro e invitiamo i cittadini saviglianesi a firmare l’appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack “Sì ai diritti, no ai ricatti” ,  lanciato per opporsi a chi crede che la modernizzazione debba richiedere la perdita dei diritti delle persone.

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