Aree commerciali e investimenti mafiosi: un altro buon motivo per rivedere il nostro Piano Regolatore Generale

All’inizio di novembre la Corte dei Conti, un organo ufficiale dello Stato italiano, ha pubblicato una relazione dedicata alla criminalità organizzata che, a nostro parere, non ha avuto la dovuta rilevanza sui giornali e alla televisione.

Tale relazione rileva che centri commerciali e case sono le nuove frontiere della mafia e che essa ha esteso la sua azione anche al Nord. Infatti, le attività economiche in cui la criminalità organizzata investe con maggior frequenza sono quelle “edilizie, immobiliari, commerciali e la grande distribuzione”.

Il settore edilizio permette di investire e riciclare somme ingenti con una certa facilità aumentata anche, negli ultimi tempi, dalla crisi che ha rafforzato il ruolo dell’edilizia come settore sicuro per gli investimenti. Il commercio, in particolare il franchising che coinvolge le grandi marche, consente alle organizzazioni criminali di procedere all’apertura di esercizi commerciali spesso a nome di soggetti terzi compiacenti non immediatamente riconducibili ad esponenti della criminalità.

In questo modo, le mafie riescono a controllare l’intero processo che va dalla costruzione delle strutture al loro sfruttamento con la vendita dei beni, permettendo il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite.

La stessa Corte dei Conti rivela che tali infiltrazioni mafiose avvengono sempre più spesso anche al Nord; infiltrazioni che sono state anche sottolineate dalle polemiche sollevate, in questi giorni, da Saviano sui rapporti tra ‘ndrangheta e Lega Nord, nonché confermate da un recentissimo rapporto della Direzione antimafia.

La relazione della Corte dei Conti testimonia, dunque, ancora una volta che l’attività edilizia, e il conseguente consumo di territorio, in Italia non sia dettata né dalla domanda del mercato né tantomeno dai reali bisogni della gente, bensì da pure esigenze speculative che spesso sconfinano nella criminalità.

A nostro modo di vedere, l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’attività edilizia e commerciale è favorita anche da una scorretta progettazione urbanistica che si fonda su un modello di sviluppo incontrollato.

Frutto di questo genere di progettazione è anche il piano regolatore della nostra città, che ad esempio, per quello che riguarda le attività commerciali, oltre a consentire già adesso l’edificazione di nuove strutture commerciali in via Torino e nei pressi della S. Gobain (più che raddoppiando la superficie destinata attualmente alla grande distribuzione), prevede che altre ampie aree, come quella compresa tra l’attuale zona fieristica e la circonvallazione per Marene (altri 235.000 mZona compresa tra l'area fieristica e la circonvallazione per Marene q circa, pari a 12 volte l’attuale area occupata da supermercati e loro parcheggi che è di circa 20.000 mq !!!), possano essere utilizzate nello stesso modo.

Per contrastare l’inutile consumo di territorio sarebbe quindi augurabile che l’amministrazione comunale (che d’altra parte, nel recente dibattito sul nuovo centro commerciale di via Torino, si è schierata contro l’apertura di nuovi centri commerciali a Savigliano) procedesse con la revisione del piano regolatore in modo da restituire i terreni attualmente destinati alla grande distribuzione alla loro naturale funzione alimentare anche per le generazioni future, evitando inoltre in questo modo il crearsi dei presupposti per il radicarsi di possibili attività criminali.

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