Fotografie del territorio
Bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza…
La bellezza dei nostri luoghi:
L’inizio della conurbazione: proiezioni dello sviluppo al ritmo attuale
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Pier detto,
14 maggio 2010 @ 09:06
Potreste fondare un partito e poi eventualmente provare voi ad amministrare perchè le critiche per essere costruttive devono essere fondate e sondate.
AlbyAllasia detto,
18 maggio 2010 @ 23:06
Le critiche sono costruttive quando pongono alternative praticabili.
Diventare un partito, vendere le proprie idee per poi arrivare a rinchiudersi nelle stanze dell’amministrazione comporterebbe l’allontanamento dalla strada e dalla gente, luogo reale in cui sono possibili i cambiamenti di cui parliamo e di cui si avverte assoluta necessità per mutare gli stili di vita prevalenti basati su una morale suina.
Chiara detto,
30 novembre 2010 @ 00:55
Salve, io vivo a Levaldigi, località Valentino…. proprio vicino a casa mia, ove ci sono delle immense giornate di campi stupendi, stanno costruendo PANNELLI FOTOVOLTAICI, ed io mi chiedo: “PERCHE’ ROVINARE UN POSTO COSì BELLO, PIENO DI VITE ANIMALI, VERDE, ALBERI, NATURA??? ” L’uomo, i soldi, e l’ignoranza di questo paese, che man mano si sta devastando giorno dopo giorno….La natura, è vitale per noi: ALBERI, COLTIVAZIONI, OSSIGENO….dove sono finiti????? Io non sono contraria ai pannelli stessi, ma sono schifata dal fatto che si usino TERRENI AGRICOLI, OVE LA GENTE UNA VOLTA CI LAVORAVA PER POTER MANGIARE!!!! E la verità è solo una: SOLDI!!!…. sono quelli che ci stanno rendendo cechi e privi di vita….mettiamoli sui tetti delle case, sui capannoni, e forse sì che sarebbe furbo, non roviniamo la natura, l’ecosistema, la fauna…. SI PARLA DI IMPATTO AMBIENTALE METTENDOLI SUI TERRENI AGRICOLI,
Alby e Pier detto,
4 dicembre 2010 @ 20:29
Ciao Chiara,
comprendiamo il tuo sconforto nel vedere i campi stupendi sostituiti da pannelli fotovoltaici con la possibilità di metterli invece su superfici già compromesse e condividiamo che siano i soldi, e l’ignoranza di questo paese, che man mano si sta devastando giorno dopo giorno la causa di tutto questo. Proprio perché la natura è vitale per noi, come dici tu, occorre cercare di sottrarre alle logiche di mercato, e quindi dei soldi, quelle che sono le risorse fondamentali considerandole non più beni privati ma beni comuni. Beni speciali, doni della natura e delle generazioni precedenti di cui tutti necessitiamo e di cui tutti dobbiamo poter beneficiare. Questi beni, proprio perché indispensabili all’uomo e alla società, devono essere gestiti collettivamente. Questo richiede un cambiamento di mentalità per cui i nostri obbiettivi non siano più dettati dall’imperativo della massima resa del capitale investito, dal prototipo dell’egoista, dell’individualista e del proprietario ma da un uomo fondato sulla consapevolezza e sulla cooperazione. Già solo i commenti al nostro blog segnalano che la tua e la nostra indignazione è abbastanza diffusa. Occorre trovare il modo di proporre un’azione collettiva in difesa dei beni comuni e di passare dall’indignazione personale ad un’azione che cambi un sistema che pensa al mondo, e in definitiva anche le nostre vite, esclusivamente sotto l’aspetto economico. Per adesso non siamo in tanti e scollegati, se in qualche modo riuscissimo a metterci in contatto ciò potrebbe forse dare inizio a quest’azione collettiva. A risentirci!
Domenica Cravero Ghia detto,
9 giugno 2011 @ 12:47
Tra Scarnafigi e Torre San Giorgio c’è un vecchio bosco, anzi un antico bosco detto: “ji bosch d’la Fornaca”, uno dei pochi, ultimi retaggi rimasti di foresta planiziale che millenni orsono ricopriva tutta la pianura padana.
I nostri antenati l’hanno accudito e custodito per tramandarcelo; noi abbiamo lasciato che lo decimassero, lo smembrassero, lo rovinassero. Come il napalm sulle foreste del Vietnam cosi ci è apparso lo scenario dopo lo scempio e adesso quelle poche querce centenarie rimaste mi paiono i fantasmi dei nostri avi che, alzate le braccia e le mani sul capo, urlano al vento la loro disperazione!